martedì 26 luglio 2022

IL SITO GAY.IT INTERVISTA L'AVVOCATO GIAN MARIA MOSCA SUL CASO ESCLUSIONE DEI TRANS DAI CONCORSI DI POLIZIA, RIPUBBLICAZIONE SU CONCESSIONE


COME RICORDATE DI QUESTO CASO NE HA PARLATO IL QUOTIDIANO LA STAMPA,  POI NE HO PARLATO CON L'AVVOCATO MOSCA  , IL CASO STA ANDANDO AVANTI E IL SITO GAY.IT  IERI HA PUBBLICATO QUESTA INTERVISTA CHE IO RIPUBBLICO: 


 Naturalmente lei Avvocato Mosca non può dirci chi sia il suo cliente, chi sia questo poliziotto che le ha mostrato la grave voragine discriminatoria del D.M. 30/06/2003, n. 198

Certamente no, ma è quasi secondario, perché la questione ha rilievo generale. Mi chiedo piuttosto quante siano state le persone transgender che in tutti questi anni hanno rinunciato ai concorsi del Ministero dell’Interno.

Cosa intende?

Il D.M. 30/06/2003, n. 198. regola tutti i concorsi dal 2003 ad oggi. Compreso quello di cui tanto si parla, che è ancora in corso. In tutti questi anni quante sono le persone transgender che hanno rinunciato a candidarsi davanti a bandi che le consideravano malate, al pari delle persone con disturbi mentali?

Il Ministero ha spiegato che, durante le reali selezioni, non si tiene conto di quello che il Ministero stesso (vedi La Stampa 13 Luglio pag. 16) considera un refuso.

Un refuso? Quanto scritto sul D.M. 30/06/2003, n. 198 sarebbe un refuso? E chi legge il bando e il DM ha qualche elemento per pensare che alcuni requisiti valgano e altri no? La schizofrenia per esempio vale o no? Tutte le patologie mentali, tra cui il disturbo dell’identità di genere, sono poste sullo stesso piano: chi legge non ha nessun elemento per pensare che poi in concreto non se ne tenga conto in parte (e in quale parte?).

Beh sì, le persone non possono sapere cosa è giusto e cosa no dei requisiti indicati in quel D.M.

Certo che no. Su quel D.M. si parla di disturbi sessuali e dell’identità di genere, che vengono messi sullo stesso piano dei disturbi psichiatrici. Ora il Ministero dice: non ne terremo conto. Non terranno conto soltanto per l’identità di genere o anche per le persone con disturbi psichiatrici? E chi decide, dove, come, quando? Saranno a questo punto selezionate anche persone con disturbi psichiatrici sulla base della eventuale toppa da porre in correzione di quel refuso? E quale commissione lo stabilirà? È accettabile che su un D.M. ci sia un “refuso” che venga poi eventualmente corretto da persone e/o commissioni preposte ad applicare regole e non a deciderle seduta stante, in fase di selezione? È come dire che i requisiti di un esame si decidono in fase di esame. La pare logico?

Mi scusi, questo D.M. 30/06/2003, n. 198. ha regolamentato concorsi per decine di migliaia di candidati negli ultimi vent’anni circa. Mi sta dicendo che questa discriminazione va avanti dal 2003?

Certo. In tutti i concorsi, compreso l’ultimo di cui si parla sui giornali, viene scritto a chiare lettere che è condizione imprescindibile di accesso il rispetto di tutti i requisiti del DM 198/2003. Le ho mostrato i bandi di concorso che fanno riferimento specifico al D.M., sempre lo stesso. Per vent’anni lei immagina quante persone trans* hanno rinunciato a candidarsi ad un concorso del Ministero dell’Interno perché si sono viste trattate come persone malate?

È una cosa gravissima. E comunque sappiamo che ci sono persone trans* assunte dalle forze dell’ordine. Com’è possibile? Come hanno fatto a candidarsi e a vincere il concorso?

Hanno mentito? Al momento del concorso hanno dichiarato di non avere “disturbi di identità di genere” (così li chiama il Ministero)? “Disturbi” che quindi sarebbero arrivati soltanto quando ormai erano assunti? Sa una cosa?

Mi dica.

Le persone che hanno taciuto hanno commesso reato, data l’autocertificazione richiesta. Un reato vero e proprio. E oggi sono probabilmente tra le forze dell’ordine, assunte dal Ministero dell’Interno. Non si tratta di requisiti facoltativi o discrezionali: il Consiglio di Stato molte volte ha ribadito che sono requisiti fissi e inderogabili e sono stabiliti dal D.M. 30/06/2003, n. 198. Si rende con

to del pasticcio?

Un disastro. Quindi le persone trans* oggi assunte dal Ministero hanno scoperto la propria condizione soltanto dopo il concorso?

Diranno così. Per forza, a meno di non ammettere di aver auto-certificato il falso.

Un’altra violenza alle persone trans* di questo paese. Quanta transfobia c’è in tutto questo?

Me lo dica lei: le pare che le persone transgender possano essere equiparate a persone con disturbi mentali su un decreto ministeriale? E che il Ministero dica: è un refuso? E che dica: tanto poi durante le selezioni non l’applichiamo? È una scusa accettabile?  Voglio ripeterlo: poniamo sia vero che indicano l’assenza di quella patologia come requisito, ma in realtà non ne tengono in concreto conto. Secondo lei, se anche fosse vero questo, sarebbe rispettato il diritto di accesso al concorso?

La domanda purtroppo dolorosa che forse non troverà mai una risposta è: in vent’anni quante sono le persone trans* che non si sono mai candidate perché convinte che il Ministero le escludesse a priori in quanto persone mentalmente malate?

Esattamente.

Persone a cui non saremo mai in grado di riparare il danno di una transfobia di Stato, che resta ancora in vigore.

Certo, cambiare un D.M. vigente non è una cosa che si fa al volo: e infatti dopo il bando del 16/5/2022 ne è già stato emanato un altro identico. Però a questo punto ho letto che il Ministero si è impegnato a cambiare questo famigerato Decreto, quindi spero lo faccia davvero e al più presto.

C’è modo di intentare causa al Ministero dell’Interno per questa grave discriminazione che viene bollata come refuso?

Questo l’ha detto lei. Le rispondo a microfono spento.

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