DOPO CIRCA UN MESE RITORNA GOFFREDO DI SAN MARTINO CON UNA RIFLESSIONE ATTUALE SULL'UNIONE ( ACCORPAMENTO ) TRA I COMUNI DI LAMPORO E CRESCENTINO
Lamporo e Crescentino: comunità, appartenenza e futuro. Una riflessione possibile
Lamporo è un piccolo paese di circa cinquecento abitanti, un luogo dove la vita scorre ancora al ritmo dei rapporti quotidiani, dei volti che si conoscono da sempre, delle storie che si incrociano, dove le relazioni hanno ancora il sapore dei saluti per strada e della memoria condivisa. Negli ultimi giorni, la comunità è stata attraversata da una fase amministrativa complessa: il sindaco in carica è stato messo in minoranza e, successivamente, ha scelto di rassegnare le dimissioni. Le interpretazioni, come accade spesso nei piccoli centri, si dividono: c’è chi parla di lavori ritenuti non necessari, chi invece ipotizza ambizioni personali. Non è questa la sede per attribuire responsabilità o giudizi; ciò che importa davvero è che, indipendentemente dalle opinioni, questo episodio ha riportato al centro dell’attenzione una questione più ampia: che futuro può avere una realtà così piccola nell’Italia di oggi?
In un Paese in cui il calo demografico è ormai una realtà strutturale – nascono meno bambini, aumentano gli anziani e i giovani si spostano verso centri più grandi – anche una comunità già di per sé esigua come Lamporo si trova inevitabilmente a interrogarsi. Questo processo, già evidente nelle grandi aree interne del Paese, colpisce ancor più duramente i comuni con poche centinaia di abitanti. Il declino demografico significa meno residenti a sostenere i servizi, meno risorse economiche, meno possibilità di mantenere in vita strutture essenziali. Le ricadute non sono solo numeriche, ma sociali: una scuola che chiude non è solo un edificio inutilizzato, ma è una presenza che scompare dalla quotidianità del paese; ogni famiglia che se ne va è un pezzo di memoria e di futuro che si allontana.
Lamporo negli anni ha già dovuto rinunciare a parti significative della sua autonomia materiale: non esiste una scuola, e i bambini frequentano gli istituti di Crescentino; non c’è una farmacia, e chi ne ha bisogno è costretto a spostarsi; anche la banca, un tempo presente, ha cessato la propria attività. I servizi religiosi, sanitari, postali e di sicurezza sono già riferiti in gran parte a Crescentino. È però importante sottolinearlo: Lamporo non è un paese senza economia o senza vitalità. Al contrario, sul territorio operano due riserie, testimonianza viva di una tradizione agricola e produttiva radicata, che lega la comunità alla storia della pianura vercellese. C’è poi un ristorante rinomato, “A Casa di Ale”, conosciuto anche fuori dal territorio comunale per la sua Panissa e per una cucina che unisce carattere locale e qualità. Esiste una tabaccheria/alimentari, punto di riferimento quotidiano e luogo d’incontro sociale oltre che commerciale. Piccole presenze che però significano tanto: economie di prossimità, custodia del territorio, quotidianità che tiene insieme una comunità.
Parlare di un possibile accorpamento con Crescentino non significa necessariamente “perdere qualcosa”. È naturale che molti lamporesi guardino a questa ipotesi con timore o diffidenza: il senso di appartenenza è una ricchezza, e una comunità non è fatta solo di numeri ma di memoria, tradizione e fisionomia collettiva. Tuttavia, la riflessione non può ignorare il contesto. Crescentino, con i suoi circa settemilaseicento abitanti, dispone di una struttura amministrativa più ampia, servizi consolidati, uffici in grado di gestire pratiche e progettualità più articolate. Unire le forze, in un tempo di riduzione della spesa pubblica, potrebbe significare non solo risparmiare sulle indennità degli organi comunali, ma garantire maggiori opportunità di sviluppo e accesso a bandi provinciali, regionali ed europei. Dove un comune di 500 abitanti fatica, una realtà più grande può competere.
Non si tratterebbe di cancellare Lamporo, bensì di fondere storie, non cancellare ciò che rende un paese riconoscibile. Un percorso non dissimile da quello che riguarda, ad esempio, San Genuario, un borgo che mantiene la propria riconoscibilità e le proprie tradizioni pur facendo parte della cornice territoriale crescentinese. Ciò significa mantenere autonomia culturale e sociale, organizzare manifestazioni locali, preservare feste patronali, riti civili e religiosi, valorizzare la propria storia, ma con un’amministrazione più forte alle spalle. Continuare a essere comunità, potendo però contare su una rete più ampia di servizi e opportunità.
La parola “frazione”, nel linguaggio comune, sa di margine, di distacco, di subalternità. “Borgata”, invece, contiene un’idea più profonda: luogo con un nome proprio, una storia, un’anima condivisa. In questo senso, Lamporo potrebbe diventare una borgata di Crescentino senza rinunciare a se stessa. Non si tratterebbe di togliere dignità a un territorio, ma di offrirgli una prospettiva di continuità. Perché il rischio non è l’accorpamento: il rischio vero è l’isolamento. Un paese che non cresce, non si rinnova, non riesce più a trattenere i giovani, rischia di diventare un luogo dove si vive guardando indietro invece che avanti. E questo Lamporo non lo merita.
Lamporo ha radici solide, una storia che conta, luoghi del cuore e attività che resistono. Ma per continuare a essere comunità deve anche immaginare un futuro possibile. L’accorpamento non deve essere visto come una resa, bensì come un atto di responsabilità, un modo per proteggere ciò che si è stati e garantirsi la possibilità di esistere ancora, domani. I tratti distintivi di un paese non si perdono quando si uniscono le forze: si indeboliscono solo quando smettono di evolversi.
Se Lamporo saprà guardare con coraggio oltre i confini comunali, forse scoprirà che anche una realtà piccola può costruire il proprio domani senza restare isolata.
Goffredo di San Martino