sabato 31 gennaio 2026

CAMMINI DIVINI: CIASPOLATA A CERESOLE REALE, SABATO 7 FEBBRAIO 2026




 E anche quest’inverno, sabato 7 febbraio, ritorniamo a Ceresole Reale per un’escursione sulle ciaspole (racchette da neve) alla scoperta del Parco Nazionale Gran Paradiso e della natura innevata, accompagnati da racconti e notizie su come affrontano l'inverno gli abitanti del Parco Nazionale del Gran Paradiso. L’evento è organizzato in collaborazione con la Guida locale Alessandra Masino che ci accompagnerà lungo l’intero percorso.

L’escursione, che avverrà su terreno innevato, prevede l’utilizzo delle ciaspole che si potranno noleggiare in loco, per coloro che non le posseggono, mentre è indispensabile avere gli scarponcini per poterle utilizzare.

Dal punto di ritrovo nei pressi del Ristorante La Lanterna del Duca in Frazione Villa https://goo.gl/maps/mrwtGzUyzmb8kMFX7, dopo aver noleggiato le ciaspole (il noleggio è situato al piano inferiore e potrete recarvi da soli a ritirarle) ci si sposterà in auto salendo per un paio di Km e da qui inizierà l'escursione  vera e propria risalendo la Valle alla scoperta del Parco Nazionale Gran Paradiso e della natura innevata, accompagnati da racconti e notizie su come affrontano l'inverno gli abitanti del parco, alla ricerca della fauna locale (stambecco, camoscio, aquila reale, avvoltoio ) e delle tracce lasciate al loro passaggio.

Il ritrovo a Ceresole Reale è fissato per le ore 9,30 presso il Ristorante Lanterna del Duca (parcheggi sulla sinistra) , mentre per coloro che partono dalla zona del Monferrato l’appuntamento è previsto a Crescentino (Bar del Conad - Via Giotto, 42/A)  https://maps.app.goo.gl/fCkEFn113bftqaiJ7

alle ore 7,30 – partenza a seguire con le proprie autovetture. L’escursione terminerà verso le ore 13,30. A seguire sarà possibile pranzare insieme a base di polenta e piatti locali!
COSTI:
Accompagnamento adulti: euro 15,00
Noleggio racchette da neve: euro 5,00

Pranzo (facoltativo): menù con affettati + formaggi, polenta: concia, con salsiccia, funghi, e cervo, acqua-vino-caffè. euro 27,00.

N.B.: L’escursione è a posti limitati (max 25 pax), è quindi necessaria la prenotazione

Prenotazione obbligatoria entro il giorno di venerdì 6 febbraio 2026 alle ore 12,00
ai seguenti riferimenti: Augusto Cavallo - mail: 
augusto.cavallo66@gmail.com

Tel. – 339 4188277 (whatsapp – chiamata - vocale)

Segui l’evento su facebook al seguente indirizzo:

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CRESCENTINO: INAUGURATA LA MOSTRA " 50 ANNI DI CARNEVALE " A CURA DEI " BIRICHIN E DI C.M.T. , PICCOLO TEATRO MIMMO CANDITO, APERTA FINO AL 15 FEBBRAIO

 

E' toccato alla Papetta del 1963  Ottavina Bragante a tagliare il nastro della mostra 50 anni di carnevale, inaugurata oggi nel pomeriggio al piccolo teatro Mimmo Càndito  ; la mostra e' curata dai " Birichin e da Collezione Mostre e Turismo,  presenti i Birichin capitanati dal loro Presidente Andrea Bazzano,  gli amministratori comunali in testa il Sindaco Vittorio Ferrero che in sala consiglio ha parlato della tradizione del  Carnevale e della sua importanza per la nostra città,  ringraziando chi ogni anno opera al meglio per la riuscita della manifestazione.
Una raccolta di abiti e di diademi appartenuti alle Regine Papette e ai Conti Tizzoni negli anni,  un filo dei ricordi che si dipana in queste 50 edizioni ,  sono presenti anche gli abiti dei carri dei rioni,  molti degli anni 80,    viene proiettato anche un video delle edizioni storiche.  Davvero una bella idea per celebrare questa edizione speciale del nostro Carnevale storico.
Una mostra da visitare in tutta calma per lasciarsi andare ai ricordi e anche per confrontare abiti e stili che si sono succeduti nel tempo.

IL PRAIET  CON I VESTITI DEL CARRO DEI BRASILIANI E DEI COSACCHI,  DUE GRANDI VITTORIE AD INIZIO ANNI 80

mauro novo

mauro at large

venerdì 30 gennaio 2026

GIUSEPPE ARLOTTA: IL CIELO IN UNA STANZA (Memorie di un tempo che mi ritrova e di un'isola che non smette di chiamare )

              




               IL CIELO IN UNA STANZA

 

         (Memorie di un tempo che mi ritrova e di un’isola che non smette di chiamare)

 
Ci sono momenti in cui il tempo non appare come una linea, ma come un insieme di zone che si sfiorano. Non si presentano mai davvero isolate: il passato lascia impronte nel presente, il presente modifica la memoria del passato, e il futuro si prepara silenzioso dietro ogni pensiero che formuliamo. Vivere significa attraversare questo intreccio senza mappe precise, cercando di dare un ordine a qualcosa che per sua natura sfugge a ogni definizione stabile. Ogni volta che cerchiamo di capirlo, il tempo si sposta un po’ più in là, come se volesse ricordarci che non siamo noi a contenerlo, ma lui a contenere noi.
 
Il passato è la dimensione che più spesso crediamo di conoscere, perché è già accaduto. Eppure è quella che più di ogni altra si riscrive. Ciò che ricordiamo cambia insieme a noi: dettagli un tempo insignificanti diventano improvvisamente decisivi, mentre eventi che ci sembravano centrali perdono, col tempo, la loro forza. Non esiste un passato immobile; è una materia che lavoriamo senza rendercene conto.
 
Se chiudo gli occhi, il passato prende forma nella mia camera quando abitavo in via Principessa  Mafalda, a Messina. La rivedo come fosse ancora lì, con la libreria che custodiva i primi testi davvero importanti, quelli che hanno aperto crepe nella mia visione del mondo; lo stereo che trattavo quasi come un oggetto sacro; i vinili di Bowie, Deep Purple, King Crimson, Led Zeppelin che giravano lenti mentre cercavo me stesso senza saperlo; la scrivania con il suo disordine ordinato, il fragile equilibrio di fogli, penne, appunti, schede, come se tutto fosse in movimento ma niente davvero fuori posto, un caos che solo io sapevo interpretare; e poi quel manifesto di un concerto di Franco Battiato appeso al muro, che allora era solo un’immagine ma che oggi riconosco come un segnale anticipato del mio futuro modo di essere e di pensare.
 
Quella stanza è un luogo che non esiste più, tuttavia ancora dimora in me. Non è un’immagine ferma: varia col tempo, aggiunge e toglie dettagli, illumina ciò che allora sfuggiva — è un modo per dire chi ero, ma anche per capire da dove nasce la mia identità. Non è nostalgia; è una manifestazione di continuità discreta.
 
Il presente, pur essendo l’unico tempo realmente in corso, è ciò che più rischia di sfuggirci. È troppo vicino per essere compreso e troppo rapido per essere trattenuto. Ciò che viviamo adesso assume un senso solo qualche istante dopo, quando già appartiene al ricordo. Per questo il presente richiede un atteggiamento interiore specifico: una disponibilità silenziosa, un atto di riconoscimento.
 
A volte questa concentrazione si manifesta in momenti apparentemente neutri. Succede, ad esempio, quando resto fermo in auto davanti a un passaggio a livello chiuso, in attesa che un convoglio passi. Il suono dei vagoni e il ritmo metallico delle ruote sui binari risvegliano un ricordo preciso: la prima volta che sono arrivato a Crescentino, era una sera di ottobre del 1980. Un treno affollato di pendolari, con i sedili in legno, l’odore di vecchio nelle carrozze, la sensazione di entrare in una vita che ancora non conoscevo. Quel senso di straniamento misto a curiosità che accompagna ogni inizio.
 
Accade anche quando, ancora oggi, rientro a casa e, quasi senza pensarci, mi fermo davanti allo specchio. È un gesto che ripeto da anni, uguale nel movimento, diverso in ciò che rivela. Mi soffermo su un dettaglio nuovo: un’ombra differente sul volto, una piega che prima non c’era, un riflesso che racconta silenziosamente il passare dei giorni. In quel frammento riconosco quanto sono cambiato rispetto ai miei vent’anni, ma anche quanto di quel tempo continua a parlarmi.
 
Il futuro, invece, è il territorio dell’incertezza. Non perché sia minaccioso, ma perché non offre garanzie. È un orizzonte aperto, che esiste solo nelle nostre ipotesi: progetti, timori, desideri, scenari possibili. Tuttavia, anche se non possiamo prevederlo, gli attribuiamo una forza enorme. È ciò che ci spinge a fare, a provare, a insistere. Anche la più piccola decisione quotidiana è un gesto che guarda avanti. Il domani non è qualcosa che accadrà semplicemente “più tardi”: è una direzione interna, una tensione che accompagna ogni scelta, anche le più minute.
 
Per me, il futuro assume spesso il profilo della Sicilia, arriva sotto forma di un richiamo antico. Le telefonate con gli amici laggiù accendono immagini rimaste intatte per una vita intera: il torrente Boccetta, il Liceo Seguenza, il profumo delle sere d’estate, le vie percorse mille volte, il vento messinese e l’aria salmastra che cambiava tutto senza cambiare nulla. È un viaggio che sento ancora da compiere, una sorta di ritorno necessario, non identico ma rinnovato, come se ogni giro riportasse allo stesso punto con occhi che non sono più gli stessi. Un movimento che si chiude e ricomincia, un tentativo di riallacciare una continuità con ciò che ha accompagnato la mia mente per tutta la vita.
 
Tornare significa rivedere quei luoghi e lasciarsi attraversare da ciò che sanno ancora dire: la luce che scalda le pietre, un cielo che appare sempre uguale eppure non smette mai di mutare, il tempo che si deposita nell’aria. Lasciarsi sorprendere da quanto si è trasformato e da quanto, ostinatamente, è rimasto. È un ritorno che riapre un dialogo mai interrotto, rientrando in una terra che, senza fare rumore, ha continuato ad attendermi.
 
E poi ci sono gli oggetti che collegano tutto. Una fotografia, ad esempio, scattata a Librizzi più di cinquant’anni fa: io con amici cari, con un panorama alle nostre spalle che oggi sembra irreale, tanto era nitido allora. Quella immagine è una porta che unisce momenti distanti. Ogni volta che la guardo rivedo il ragazzo che ero, gli slanci, le leggerezze, le tenerezze, le amicizie che sembravano indistruttibili. Ma ci vedo anche il presente — l’uomo che sono diventato — e il futuro, perché ogni memoria porta con sé la direzione verso cui continueremo a camminare.
 
Se si osservano queste tre dimensioni insieme, si nota che non sono opposte, né parallele. Non ci troviamo “nel presente” come in un blocco isolato, allo stesso modo in cui non ci troviamo “nel passato” o “nel futuro”. Le attraversiamo continuamente in sovrapposizione: il passato fornisce i criteri con cui giudichiamo ciò che accade ora; il presente seleziona quali elementi del passato rimarranno significativi; il futuro, pur essendo ancora immaginario, orienta ogni passo.
 
E così nascono le domande: quanto spazio dedicare ai ricordi? quanto ai progetti? come riconoscere ciò che davvero conta nell’istante che stiamo vivendo? Non esistono risposte definitive. Forse l’unica possibilità è considerare il tempo non come un giudice o un compito da svolgere, ma come la trama stessa della nostra esistenza. Il passato va ascoltato senza esserne prigionieri; il presente va abitato anche quando sembra fragile; il futuro va accolto come promessa, non come minaccia.
 
In fondo, la continuità tra queste dimensioni è ciò che rende la vita un processo e non un evento. Siamo il risultato di ciò che ricordiamo, la somma di ciò che comprendiamo adesso e l’inizio di quello che ancora non conosciamo. Il tempo non è un avversario, né un alleato: è semplicemente il modo in cui accade la nostra storia.
 
E allora mi sorprendo a sentire una gratitudine quieta: per il mio vissuto, per quello che vivo ora, per ciò che ancora mi attende. Perché in mezzo alle ore che scorrono e i ricordi che riaffiorano, continuo a riconoscermi — non come un’anima consumata dal tempo, ma come una presenza che lo accompagna.
 
Quando ripenso alla mia stanza di via  Principessa Mafalda, a un giorno particolare, trascorso ad ascoltare ossessivamente “Song for Guy” di Elton John, ai sedili di legno del treno che mi portava a Crescentino, a quei segni quotidiani che il tempo deposita senza clamore, ai rientri in una Sicilia che non ha mai smesso di aspettarmi e soprattutto, a quella fotografia di Librizzi che ha resistito più di molti giorni vissuti, comprendo che nulla è andato perduto. Il tempo ha solo raccolto, intrecciato e custodito ogni esperienza, ogni dettaglio, lasciando emergere significati che allora non sapevo leggere.
 
Così passato, presente e futuro si intrecciano in un’unica trama: ogni momento trova il suo posto accanto agli altri, e le memorie dialogano con ciò che ancora deve accadere. Sopra i luoghi attraversati, sopra le partenze compiute o solo immaginate, sopra i riflessi che si ridefiniscono e scivolano via, ha sempre vegliato il cielo: un filo silenzioso che lega distacchi e ritorni, attese e desideri, lo stesso cielo che filtrava dalla finestra di una stanza lontana e che non ha mai smesso di seguire il mio cammino. Un cielo che non appartiene a un tempo preciso, ma che resta, discreto e immutabile, a custodire tutto il cielo in una stanza.                                                                  
Giuseppe Arlotta
 
28  gennaio 2026

METEO NIMBUS WEEK END

 

FINE SETTIMANA TRA CIELI GRIGI E UN PO' DI SOLE NEL CORSO DI DOMENICA.
ALTRA PERTURBAZIONE DA LUNEDI', CON NEVE FIN IN PIANURA NELLA NOTTE TRA LUNEDI' E MARTEDI'
Il flusso depressionario atlantico continua a convogliare aria umida verso le regioni alpine; i fronti nuvolosi in transito fino alla notte su domenica saranno poco attivi al Nord-Ovest, mentre un temporaneo promontorio anticiclonico garantirà qualche schiarita più ampia domenica.
Tra lunedì e martedì un'altra saccatura atlantica si approfondirà tra la Penisola Iberica e la Francia determinando un'estensione delle piogge e delle nevicate fino a bassa quota.



PROBABILE EVOLUZIONE FINO AL 9 FEBBRAIO
Un nuovo impulso perturbato transiterà tra il 4 e il 5 febbraio con piogge e nevicate da quote collinari. Seguiranno parziali schiarite, ma altre piogge e nevicate potrebbero ripresentarsi tra l'8 e il 9 febbraio. Temperature massime sui 4/6 °C in pianura, in aumento fin verso i 10 gradi con le schiarite del 6-7 febbraio; a 1500 metri massime intorno a 0 °C.


SABATO
31

GENNAIO
2026

Cielo:al mattino qualche schiarita tra alta Val di Susa, valli di Lanzo e del Canavese, Valle d'Aosta, nord Piemonte, più nuvoloso altrove, anche nebbioso tra pianure e colline.
In giornata irregolarmente nuvoloso o nuvoloso, limitate aperture, più apprezzabili su Cuneese e a nord del Po.
Tendenza a nubi in aumento sui settori alpini al confine con la Francia.


Precipitazioni:
al mattino locali piogge o pioviggini sul Cuneese, con un po' di neve entro le valli dai 700-800 metri.
In giornata locale nevischio sui rilievi del Cuneese.
In serata tendenza a debole neve sui settori alpini di confine con la Francia, tra Torinese e Valle d'Aosta occidentale.

Venti:
pianura e collina: deboli variabili o occidentali, orientali in giornata
fondovalle: deboli variabili
media montagna: deboli variabili o orientali tendenti a divenire occidentali
alta montagna: deboli tra est e sud-est tendenti a divenire occidentali deboli o moderati

Temperature:
minime in lieve aumento (-1/3 °C in pianura e bassa collina; -4/1 °C tra 500 e 1000 metri; -8/-4 °C tra 1000 e 1500 metri). Massime stazionarie (5/8 °C in pianura e bassa collina; 1/5 °C tra 500 e 1000 metri; 0/2 °C tra 1000 e 1500 metri). Zero gradi tra 1200 e 1500 metri nelle ore centrali.

  

DOMENICA
01

FEBBRAIO
2026

Cielo:annuvolamenti in transito nella notte, più estesi sui settori alpini di confine e alte valli valdostane, nebbie su pianure.
Dal mattino ampie schiarite lungo le valli alpine e la Valle d'Aosta, in estensione a pianure dove inizialmente saranno presenti nebbie anche estese.
Tra pomeriggio e sera nuovi addensamenti in aumento.

Precipitazioni:
nella notte deboli nevicate all'interno delle valli cuneesi, torinesi e della Valle d'Aosta occidentale.
Venti:
pianura e collina: deboli variabili o orientali, rinforzi moderati tra Langhe e Monferrato
fondovalle: deboli variabili o orientali, da nord-est su Appennino e Alpi Liguri
media montagna: deboli variabili o occidentali
alta montagna: deboli o moderati occidentali

Temperature:
minime stazionarie (-1/2 °C in pianura e bassa collina; -5/0 °C tra 500 e 1000 metri; -8/-4 °C tra 1000 e 1500 metri). Massime in lieve aumento (6/10 °C in pianura e bassa collina; 4/7 °C tra 500 e 1000 metri; 2/5 °C tra 1000 e 1500 metri). Zero gradi tra 1500 e 1800 metri nelle ore centrali.

  

LUNEDÌ
02

FEBBRAIO
2026

Cielo:nuvoloso. Al mattino ultime schiarite sulle alte valli cuneesi, torinesi e valdostane e in parte nebbioso tra pianure e colline.
Precipitazioni:
al mattino prime pioviggini o piogge leggere tra le basse valli e i settori pedemontani del Torinese, Biellese, Sesia, Verbano e sulla bassa Valle d'Aosta, con neve o nevischio dai 700 metri.
Nel pomeriggio tendenza a piogge sparse, specie su Cuneese, Torinese, Astigiano, Alessandrino, Valle d'Aosta orientale, Biellese, Sesia, Verbano con neve da 700-800 metri.
In serata piogge in estensione e nevicate in calo a quote collinari, tendenti a portarsi fin in pianura sul Cuneese.
Venti:
pianura e collina: deboli variabili o orientali, in rinforzo da nord-est in serata
fondovalle: deboli variabili o orientali
media montagna: moderati tra ovest e sud-ovest
alta montagna: moderati o forti tra ovest e sud-ovest

Temperature:
minime in lieve aumento a bassa quota (0/3 °C in pianura e bassa collina; -5/0 °C tra 500 e 1000 metri; -8/-4 °C tra 1000 e 1500 metri). Massime in calo (3/6 °C in pianura e bassa collina; 0/3 °C tra 500 e 1000 metri; -2/0 °C tra 1000 e 1500 metri). Zero gradi tra 1000 e 1500 metri nelle ore centrali.

  

SALUGGIA: BIBLIOTECA FALDELLA SABATO 7 FEBBRAIO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO "NLA FINESTRA DEL TERZO PIANO" DI PAOLA DARO'

 La Biblioteca Civica “G. Faldella” di Saluggia ha in programma il seguente appuntamento:

Sabato 7 febbraio 2026, alle ore 16.00, presso la Biblioteca Civica “Giovanni Faldella” di Saluggia,

si terrà la presentazione del libro “La finestra del terzo piano” (Piemme) della scrittrice Paola Darò.

L’incontro sarà dedicato alla scoperta di un romanzo d’esordio dalla scrittura avvolgente, in grado

di unire il calore della commedia e il ritmo incalzante del giallo, ambientato nella città di Torino.

Protagonista della storia è Adele Tedeschi, una gallerista fuori dagli schemi, ironica e curiosa, che si

ritrova coinvolta in un misterioso caso di omicidio.

In un palazzo del centro torinese viene rinvenuto il cadavere di un vecchio pittore, Simone Benelli,

trovato morto nella sua abitazione in circostanze enigmatiche. Nessun segno di effrazione, nessun

rumore, solo una scena inquietante e carica di interrogativi. Adele, che osservava ogni sera l’uomo

fumare al balcone di fronte al suo, decide di approfondire la sua storia, contattando la famiglia e

organizzando una mostra personale nella sua galleria. Da qui prende avvio un’indagine personale

che si trasforma in un vero e proprio viaggio nel passato dell’artista, tra segreti, contraddizioni,

bugie e verità mai del tutto svelate.

“La finestra del terzo piano” racconta una Torino intima, riservata e nobile, in cui i palazzi, le luci e

i silenzi diventano parte integrante della narrazione. Un romanzo che intreccia mistero,

introspezione psicologica e atmosfere urbane, conducendo il lettore in una storia coinvolgente e

ricca di tensione narrativa.

Paola Darò, nata a Pinerolo nel 1987 e residente a Torino, è ingegnera civile e si occupa di

monitoraggio strutturale di ponti e grandi infrastrutture. “La finestra del terzo piano” (Piemme,

2025) rappresenta il suo romanzo d’esordio.

L’iniziativa si inserisce nel calendario delle attività culturali della Biblioteca Civica “Giovanni

Faldella”, con l’obiettivo di promuovere la lettura, la conoscenza degli autori contemporanei e la

partecipazione attiva della cittadinanza alla vita culturale del territorio.

Ingresso libero e gratuito.

giovedì 29 gennaio 2026

IL CARNEVALE DI CRESCENTINO ALLA REGIONE PIEMONTE, SABATO 31 GENNAIO APRE LA MOSTRA " 50 ANNI DI CARNEVALE, COSTUMI, OGGETTI ED IMMAGINI ATTRAVERSO LA STORIA "


 Regina Papetta e Conte Tizzoni ospiti di @cirioalberto al Palazzo della Regione Piemonte in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'edizione 2026 dei Borghi in Maschera @borghidelleviedacqua.

Sabato 31 gennaio al piccolo teatro Mimmo Càndito,  apertura della mostra " 50 anni di carnevale,  costumi, oggetti  ed immagini attraverso la storia" , ore 15.30

MARIA GIULIA ALEMANNO ESPONE A PORTACOMARO (AT ) , YEMAYA DELLE VIGNE, VERNISSAGE DOMENICA 8 FEBBRAIO ALLE 16.00, APERTURE NEI WEEK END FINO A TUTTO MARZO


 Maria  Giulia Alemanno , stimata pittrice crescentinese  esporrà le sue opere a Portacomaro, alle porte di Asti alla Casa dell'Artista.   Sono i territori di Papa Francesco e una delle opere di Maria Giulia sarà anche sull'etichetta di un vino grignolino proveniente dalle vigne che han visto nascere e vivere li i suoi avi.

Sarà il compendio della vita di una artista e le sue opere, dalla collaborazione con Stampa Sera  fino a quella con i Cantanbanchi e i suoi lavori cubani;   saranno opere esposte senza un senso cronologico, perchè Maria Giulia ama mischiare gli anni, perche' dice  che " Tanti anni fa e' solo un qualcosa avvenuto ieri ". 

Mauro Novo
mauro at large

IL FILM DEL GIORNO: MARTY SUPREME

 IL PARERE DEL BLOGGER: Tutto e' grottesco, tutto volutamente esagerato, anche le 9 , immeritate secondo me, candidature agli Oscar, anche se quest'anno le candidature si danno via un tanto al kilo e anche a un film di vampiri,  seppure originale e venato di blues , ambientato nel Sud degli States negli anni 30 ( sto parlando de I PECCATORI , uscito in Italia in estate 2025 e da lunedi' su Sky ) .

Tornando a Marty Supreme interpretato e coprodotto da Timothee Chalamet , e' la storia di un giovane con l'ossessione del ping pong  nella New York anni 50 ( ma la colonna sonora e' anni 80 con tanti Tears for Fears )  che fra intoppi, truffe, inganni,  espedienti  cerca la sua via per la ricchezza e la notorietà.  Marty Supreme e' un po' Il grande Lebowsky e questo e' uno dei limiti di un film che ha nei suoi minus una lunghezza eccessiva.  Di Lebowsky ne bastava uno e questo Marty ne e' una copia un po' sbiadita.

Si salva Chalamet davvero bravo anche negli eccessi,  potrebbe vincere anche l'Oscar come migliore attore,  il tutto non salva un film non originale, riuscito solo in parte  che aveva bisogno di una sceneggiatura piu' stringata e con qualche stramberia in meno. L'eccesso di grottesco a volte da anche fastidio.




Marty Supreme

DATA DI USCITA
Dal 22 Gennaio 2026
TRAMA

Marty Mauser è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario.
Frenetico e travolgente, Marty Supreme è un’esplosione visiva e narrativa che oscilla fra adrenalina, ironia e tensione emotiva.

REGIA
Josh Safdie
CAST

Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Fran Drescher

CLASSIFICAZIONE
10+
GENERE
Commedia
DISTRIBUZIONE
I Wonder Pictures
DURATA
149'

mercoledì 28 gennaio 2026

I QUADRI DI PIERO ZANNOL: NATURA VIVA


PIERO ZANNOL: NATURA VIVA






 Giudizio critico 
Tecnica :
L’acquerello è condotto con padronanza: ottiGiudizio critico Tecnica L’acquerello è condotto con padronanza: ottimo controllo delle trasparenze, soprattutto nel vaso e nel piano d’appoggio; uso consapevole delle riserve di bianco per i petali, che restano luminosi senza risultare rigidi; segni neri e verdi ben dosati, che strutturano la composizione senza appesantirla. Il rosso di fondo è una scelta coraggiosa in acquerello: qui funziona perché è vibrante ma non piatto, con leggere variazioni che evitano l’effetto “muro”. È evidente una pratica lunga e meditata della tecnica. Composizione La composizione è classica ma non banale: il vaso centrale ancora l’immagine; i fiori si muovono con un andamento leggermente diagonale che rompe la simmetria; i rami scuri creano un buon contrappunto grafico, quasi calligrafico. Il rapporto figura–sfondo è risolto con equilibrio: il rosso avvolge ma non inghiotte, lasciando respirare il soggetto. Linguaggio espressivo Non è un acquerello descrittivo fine a sé stesso: c’è una tensione espressiva data dal contrasto cromatico (rosso/bianco) e dal segno deciso. Si percepisce un autore che non “copia il reale”, ma lo interpreta, restando riconoscibile senza diventare illustrativomo controllo delle trasparenze, soprattutto nel vaso e nel piano d’appoggio; uso consapevole delle riserve di bianco per i petali, che restano luminosi senza risultare rigidi; segni neri e verdi ben dosati, che strutturano la composizione senza appesantirla. Il rosso di fondo è una scelta coraggiosa in acquerello: qui funziona perché è vibrante ma non piatto, con leggere variazioni che evitano l’effetto “muro”. È evidente una pratica lunga e meditata della tecnica. Composizione La composizione è classica ma non banale: il vaso centrale ancora l’immagine; i fiori si muovono con un andamento leggermente diagonale che rompe la simmetria; i rami scuri creano un buon contrappunto grafico, quasi calligrafico. Il rapporto figura–sfondo è risolto con equilibrio: il rosso avvolge ma non inghiotte, lasciando respirare il soggetto. Linguaggio espressivo Non è un acquerello descrittivo fine a sé stesso: c’è una tensione espressiva data dal contrasto cromatico (rosso/bianco) e dal segno deciso. Si percepisce un autore che non “copia il reale”, ma lo interpreta, restando riconoscibile senza diventare illustrativo

CRESCENTINO: IL NUOVO SINDACO DEL CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI 2025 / 2026 E' LEONIE BAIMA- GRIGA, comunicato a cura di Associazione Itaca


 
COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE ITACA – COMUNE DI CRESCENTINO

NUOVO SINDACO DEI RAGAZZI DI CRESCENTINO 2025-2026

Martedì 27 gennaio il Consiglio Comunale dei Ragazzi di Crescentino
ha eletto il suo nuovo Sindaco. La scelta è caduta su Leonie
Baima-Griga, che ha accettato l’incarico.
Leonie ha ricevuto la fascia tricolore dalle mani di Rebecca D’Angelo
che ha ricoperto precedentemente l’incarico. Con molta emozione ha
subito avuto modo di presentare alla Giunta “dei grandi” il progetto
elaborato attraverso un lungo percorso partecipativo che ha visto un
intenso confronto tra le varie proposte. Infatti, negli scorsi mesi
tutti i ragazzi delle scuole medie hanno potuto pensare a qualcosa di
bello per la propria comunità, concentrandosi in particolare sulle
esigenze della propria fascia d’età.
I Consiglieri dei ragazzi, sempre coordinati dagli operatori
dell’Associazione Itaca, Irene Balegno, Martina Todesco e Gabriele
Cortella, coadiuvati dall’Assessore Antonella Dassano e dal Professor
Marco Canuto, sono giunti ad una sintesi in grado di soddisfare la
maggior parte delle aspettative dei ragazzi.
La proposta di quest’anno si chiama “Dress code for school” e consiste
in una settimana molto particolare dedicata agli studenti in cui tutti
quelli che vorranno potranno indossare qualcosa legato ad un tema
deciso in precedenza, come ad esempio, un colore, un oggetto o un
mestiere. Il venerdì, la settimana si concluderà con una serata
speciale che prevede la proiezione di un film, l’osservazione delle
stelle o un grande falò e, per chi vorrà, ci sarà la possibilità di
dormire a scuola, utilizzando la palestra. L’evento si concluderà con
la colazione del mattino dopo.
Una bellissima occasione per divertirsi, imparare e promuovere la
creatività, passare del tempo insieme e vivere la scuola in un modo
diverso dal solito.
Il Sindaco Vittorio Ferrero e la Giunta, si sono complimentati con i
ragazzi esprimendo pieno sostegno all’iniziativa.
Il nuovo Sindaco dei ragazzi potrà realizzare il progetto grazie ai
suoi collaboratori: il Vice-Sindaco Pietro Morosino, l’Assessore al
Bilancio Filippo Brusotto, l’Assessore agli Eventi Antida Fantin,
l’Assessore alla Comunicazione Matilde Coppa e l’Assessore alla
Sicurezza Alessandro Chiappa.


In allegato la foto del Sindaco dei Ragazzi Leonie Baima-Griga con il
Sindaco Vittorio Ferrero e Rebecca D’Angelo e la foto della Giunta dei
ragazzi al completo.

Grazie per l’attenzione


Giacomo Schillaci
Presidente Itaca