PRIMA CHE OGNUNO DI VOI SI LANCI NELLA LETTURA DI QUESTO PEZZO CHE MAURIZIO D'ANGELO PROPONE CON UN SUO PREAMBOLO, PENSATE CHE:
1 GIORDANO E' UN GIORNALISTA DI DESTRA, E COME TUTTI I GIORNALISTI VENDUTI AD UNA IDEA POLITICA MANCA DI OBIETTIVITA .
2 ANCHE SECONDO ME I ROM NON SONO I VICINI DI CASA IDEALI E MOLTI DI LORO RUBANO E DOVREBBERO ESSERE RISPEDITI DA DOVE SON VENUTI, MA RICORDIAMO CHE MOLTISSIMI DI LORO FURONO STERMINATI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO NAZISTI,
3 MOLTI AUTOMOBILISTI ITALIANI UBRIACHI O DROGATI INVESTONO E UCCIDONO E NON SI FERMANO, PROPRIO COME I ROM DI CUI GIORDANO PARLA NELL'ARTICOLO.
IL BLOGGER
1 - Mario Giordano lancia la crociata contro gli zingari: "I campi sono covi di delinquenti e vanno abbattuti. Per favorire l'integrazione dei rom servono le ruspe
“Per i nomadi stanziali che sono la maggioranza ci sono due soluzioni: se sono italiani, si cerchino un lavoro e si paghino una casa, come fanno tutti; se sono stranieri, che se ne tornino al loro Paese. La soluzione è sotto gli occhi
di tutti, perché non la si mette in pratica? Perché dobbiamo pagare luce, gas e acqua a chi ci deruba ogni giorno”…
2 - Nei campi nomadi vivono 40 mila persone, il 60% sotto i 18 anni alla faccia dell'integrazione: uno su cinque non comincia neanche la scuola e il 95% dei ragazzi non arriva alla fine delle superiori
Lo dicono tutti, da tempo: i sociologi e gli operatori, i maestri di scuola, i politici e anche chi ci vive affianco - I campi rom sono ghetti, detonatori di malessere e illegalità - Inviati Onu in missione tra le baracche hanno lasciato nei report definizioni come “enclave di segregazione” - Tutti d’accordo: vanno superati…
1 - Mario Giordano per “Libero quotidiano”
Adesso la parola d’ordine è: siete sciacalli. Chiedete la chiusura dei campi rom, dove l’illegalità è legge e i ladri sono i benvenuti? Sciacalli. Vi dà un po’ fastidio che accanto alla vostra casa, pagata fino all’ultimo centesimo di mutuo, prosperino le baraccopoli abusive, centrali del malaffare? Sciacalli. Vi sembra sbagliato che i nomadi mandino i bambini a mendicare o, peggio, a rubare, anziché a scuola come dovrebbero? Sciacalli.
Vi indignate perché tre rom, scappando da un posto di polizia a folle velocità travolgono nove cristiani, ne ammazzano uno e ne feriscono altri? Sciacalli.
E vi indignate ancor di più perché dopo aver fatto ’sto macello, i fenomeni del volante sono scappati via? Ancora sciacalli. Di nuovo sciacalli. Sempre sciacalli. Perché non imparate la lezione? Accoglienza, multiculturalismo, integrazione. Vogliate bene ai fratelli rom. Fatevi travolgere dal loro senso civico. E, se non basta, fatevi travolgere anche dalle loro auto che scappano via a 180 all’ora.
Qualcuno ora glielo spieghi ai figli di Corazon Perez, 44 anni, filippina, mamma e donna perbene, che cos’è l’integrazione. Perché lei, per dire, l’ha praticata per tanti anni in prima persona. Lavorava, aveva un marito, una famiglia, amici, una vita serena. Tra qualche giorno sarebbe stato il suo compleanno che avrebbe festeggiato qui, in questo Paese, alla faccia di presunti razzisti e sciacalli.
Ma, guarda un po’, nessuno aveva niente contro di lei che viveva in una casa regolare. Pagava la Tasi e l’Iva. Persino il biglietto della metropolitana. Le volevano tutti bene. Gli unici che non le hanno voluto bene sono quei tre rom: l’hanno vista lì rimbalzare sul tetto e poi finire sul cofano, era in bilico, urlava, cercava disperatamente di aggrapparsi al parabrezza, al tergicristallo, a qualsiasi cose avrebbe potuto tenerla in vita. Se quei maledetti si fossero fermati, forse Corazon ce l’avrebbe fatta.
Tre figli avrebbero ancora un mamma. Ma a dirlo oggi si rischia di passare per sciacalli. Prendete il campo nomadi Monachina, uno di quelli da dove arrivano quei tre paladini dell’integrazione a 180 all’ora. Dicono sia un «campo nomadi tollerato». Proprio così: «tollerato». Siamo all’illegalità «tollerata».
Accettata. Di più: all’illegalità autorizzata dall’autorità municipale. L’illegalità con il timbro ufficiale. Ma a voi sembra possibile che esistano e siano «tollerate», queste oasi di delinquenza dove le regole che valgono per tutti gli italiani sono ribaltate, sovvertite, calpestate, irrise? Dove si spaccia e si organizzano furti, si nasconde refurtiva e si incendiano rifiuti tossici, si avvelena l’aria e si calpesta l’igiene, si trafficano armi e si addestrano scippatori.
Dove insomma ognuno fa quello che vuole, e la polizia ha persino paura ad entrare. Ditemi: vi sembra possibile? E attenti a rispondere di sì, mi raccomando. Perché altrimenti siete anche voi degli sciacalli. Noi sciacalli, che ci volete fare?, siamo fatti così: per esempio, se vediamo uno che ha intestate 24 automobili (ventiquattro!) ci viene il sospetto che sia un ladro o un farabutto o un prestanome delinquente.
Nessuna persona onesta, forse nemmeno l’erede di Onassis e il principe del Qatar, si intesta 24 automobili. Noi sciacalli, uno così lo faremmo controllare, per esempio. Dentro il suo maledetto campo rom. Gli impediremmo di andare in giro (lui o suo figlio, ancora non si capisce), a guidare come un pazzo e giocare agli autoscontri con la vita dei cittadini che escono dalla metropolitana. Ma noi siamo sciacalli, e dunque non capiamo il valore dell’integrazione. Il quale dev’essere, all’incirca, simile al valore di qualche testa sfracellata sul marciapiede.
Abbiate pazienza, ma per noi sciacalli l’unico modo di favorire l’integrazione dei rom è usare le ruspe. Abbattere questi covi di illegalità. Raderli al suolo. Altro che campi tollerati. Si fanno uscire le persone e poi via con gli abbattimenti, come succederebbe a me, se costruissi una baracca abusiva in un prato. E di loro che ne facciamo? Semplice. Per i veri nomadi, che sono una minoranza, si realizzino aree di sosta dove non è permesso fermarsi più di un mese.
Per i nomadi stanziali (ossimoro vivente) che sono la maggioranza ci sono due soluzioni: se sono italiani, si cerchino un lavoro e si paghino una casa, come fanno tutti i cittadini italiani; se sono stranieri, che se ne tornino al loro Paese. La soluzione è sotto gli occhi di tutti, perché non la si mette in pratica? Perché dobbiamo pagare luce, gas e acqua a chi ci deruba ogni giorno in stazione o dentro casa? Perché il Comune di Roma deve spendere, solo lui, 24 milioni di euro per la «Campo Nomadi Spa» specializzata in furti, borseggi e altre illegalità? Dicono: i rom non sono un’emergenza perché sono pochi.
Peggio mi sento: se sono pochi, il problema si può risolvere subito. Perché, allora, lo si lascia crescere e incancrenire? Perché si permette a questi signori di spadroneggiare a casa nostra e di farla sempre franca? Diteglielo ai figli di Corazon che questa non è un’emergenza. Alla fine, infatti, a pagare il conto sono sempre le persone semplici, come la colf filippina, con la sua amica, come gli altri feriti, come gli abitanti delle periferie che ogni giorno denunciano furti, angherie, paura, situazioni insostenibili e nel migliore dei casi vengono ignorati. Nel peggiore vengono bollati come razzisti. O sciacalli.
Ora tutti dicono che i pirati della strada, autori di quest’ultima strage, saranno inchiodati e puniti con pene esemplari. Sembra vero. Tre anni fa, nel gennaio 2012, a Milano, un rom a bordo di un Suv travolse e uccise un vigile, trascinandolo per oltre 200 metri, senza pietà e fuggì via. Ha avuto la pena ridotta a 9 anni, tra poco sarà libero. Il suo complice non ha fatto nemmeno un giorno di galera. «Nessuno paga, nessuno interviene. E le tragedie si ripetono», dicono oggi i familiari di quel bravo vigile. Chissà se saranno pure loro bollati come sciacalli.
2 - Alessandra Coppola e Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”
Il Paese dei campi, l’Italia. Il «Villaggio della solidarietà» di Lombroso a Roma oppure l’insediamento di via Bonfadini, a Milano. Sono un’anomalia, luoghi di disagio col timbro delle autorità. L’ha già spiegato l’Unione Europea, il governo (allora Monti) ha recepito le indicazioni di Bruxelles e approvato nel 2012 la prima Strategia nazionale per l’inclusione di rom, sinti e caminanti. Che passa principalmente dal superamento degli accampamenti.
Lo dicono tutti, da tempo: i sociologi e gli operatori, i maestri di scuola, i politici e anche chi ci vive affianco. I campi rom sono ghetti, detonatori di malessere e illegalità. Inviati Onu in missione tra le baracche hanno lasciato nei report definizioni come «enclave di segregazione». Tutti d’accordo: vanno superati. Nella pratica, però, solo dieci Regioni su 20 hanno attivato i Tavoli che dovrebbero realizzare la «strategia nazionale», mentre le amministrazioni comunali si arenano sulla mancanza di fondi o sulla paura di perdere consensi. Finisce così che ancora oggi, in Italia, 40 mila donne, uomini e soprattutto bambini vivono in condizioni precarie.
Il dossier più recente è dell’Associazione 21 luglio, che stima 180 mila rom e sinti in Italia (su 6 milioni nell’Unione Europea): appena lo 0,25 per cento della popolazione totale. La metà ha la cittadinanza italiana; il resto è apolide o è arrivato dalla ex Jugoslavia e dalla Romania (soprattutto dopo il 2007, con l’ingresso di Bucarest nell’Ue). La definizione di «nomade» da cinquant’anni non è più appropriata: solo il 3 per cento vive effettivamente in viaggio. La grande maggioranza, almeno i due terzi, è stanziale e abita, come qualunque italiano o straniero, in case di muratura.
Si segnalano casi di quartieri-ghetto, come ad Arghillà, periferia di Reggio Calabria. E diverse situazioni, lungo la Penisola, di alloggi popolari occupati più o meno abusivamente da rom, in condizioni di sicurezza e igiene pessime. L’allarme vero, però, riguarda la minoranza che ancora s’arrangia in strutture provvisorie. Camper, roulotte o container, nel migliore dei casi. Baracche autocostruite di compensato e lamiere, il più delle volte.
Meglio nei cosiddetti campi «formali», ai confini dei diritti umani in quelli «abusivi». Manca un dato ufficiale, a tre anni dal varo della strategia nazionale. Sopperiscono le associazioni, che calcolano 7 insediamenti «legali» a Roma (tre anni fa erano 13), 6 a Milano, 2 nel Napoletano, 5 a Torino, 1 a Firenze. In fondo alla classifica dei luoghi «civili», lo spazio campano di Giugliano: 500 persone (200 bambini) sistemate sui fumi tossici di un’ex discarica mai bonificata.
Delle bidonville «spontanee» è impossibile tenere il conto. A Milano, il monitoraggio più attento lo fa l’associazione Naga: circa 2 mila rom insediati abusivamente in città, in piccoli nuclei marginali e poco vistosi. A Roma — dove i rom censiti sono 7 mila senza contare quelli che vivono con gli immigrati di varie nazionalità in 200 bidonville — il greto del Tevere (Magliana) e dell’Aniene (Ponte delle Valli) pullula di baracche.
L’anno scorso 27 sgomberi: una goccia nel mare. In alcuni casi, i campi abusivi sono vecchie strutture industriali in disuso. Come il capannone di Quaracchi, Firenze. O come a Milano la vecchia Innocenti di via Rubattino, coi bambini che giocavano sui cocci di vetro (ora per la maggior parte trasferiti in case «normali» grazie all’intervento di Sant’Egidio).
Sono la maggioranza, e sono le principali vittime: il 60 per cento della popolazione rom ha meno di 18 anni. Per chi di loro vive nei campi, scuola, giochi, cure mediche, i diritti di base di ogni bambino non sono garantiti. Uno su 5 non comincia neanche un percorso scolastico, e per chi ha mai messo piede in un’aula il tasso di abbandono è del 50 per cento nel passaggio tra elementari e medie.
Addirittura del 95 per cento verso le superiori. Le possibilità di un ragazzino rom di accedere all’Università sono vicine allo zero. Il campo gli garantirà, in cambio, condizioni di salute peggiori dei suoi coetanei, aspettative di vita di dieci anni inferiori, maggiori probabilità di essere affidato ai servizi sociali.
Rosi Mangiacavallo, dell’European Roma Right Centre, ribadisce che i campi sono un «luogo di segregazione razziale e violazione di diritti umani, un ostacolo a ogni forma di scambio e conoscenza tra chi sta dentro e il mondo esterno». Superarli, ma come? L’esperimento pubblico più avanzato sono i Centri di emergenza sociale milanesi, concepiti come strutture di passaggio tra l’insediamento e l’alloggio. «Un fallimento — stronca il presidente del Naga, Luca Cusani —: sono ghettizzanti».
In quest’ottica, inadeguati anche gli altri centri d’accoglienza per soli rom istituiti, con formule diverse, in Italia. Alcuni, come ha rivelato l’inchiesta Mafia capitale, trasformati in macchine da soldi. Peraltro costosissimi: 8 milioni di euro solo nel 2014 per tre Centri a Roma, uno dei quali in via Amarilli ora inagibile dopo un incendio. Lontani dall’idea di un percorso che definitivamente risolva la discriminazione dei rom.
Allora. Alcune precisazioni.
RispondiElimina1. Il post è scritto per metà anche da 2 editorialisti del Corriere della Sera non certo di destra che riportano un'analisi molto simile a quella di Giordano. Nei miei Post tendo a mettere sempre idee simili ma scritte da giornalisti di ideologia diversa, pur essendo chiaro che le mie idee non sono certo a sinistra
2. Il nazismo e le altre dittature sono una cosa che non deve ripetersi. Ma la democrazia malata fa i suoi danni se non sa prendere una decisione sull'illegalità diffusa dei rom
3. Gli automobilisti non sono una categoria classificabile come "delinquenti abituali". Quando faranno una legge decente ci sarà più giustizia nei tribunali. La differenza, caro blogger, è che non puoi "smantellare" gli automobilisti, e su svariati milioni le mele marce non puoi non trovarle. Fanno invece più danno 170.000 rom che non 17.000.000 di automobilisti al volante, dal momento che è ormai chiaro a tutti che il loro modo di vivere è totalmente incompatibile con la nostra società. Basta guardare agli ultimi controlli fatti sulle loro ricchezze di provenienza totalmente illegale. I campi rom vanno chiusi anche perché sono fonte di truffe da parte degli italiani (e non parlo solo di mafia capitale, dove tutti i salotti radical chic di sinistra hanno sostenuto in tutti i modi il caro Burzi nei decenni precedenti li scoppio dello scandalo)