sabato 30 maggio 2015

LA FAVOLA DEL WEEK END: LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO BY D'ANGELO

 
Cari lettori, ecco a voi un’altra fiaba famosa, e cioè LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO (di Charles Perrault, nella traduzione di Carlo Collodi, l’autore di Pinocchio). E, come al solito, un po’ di analisi filologica e comparativa. Anche qui, come in Cappuccetto Rosso vediamo dei risvolti socio-psico-narrativi che hanno a che fare con il mondo degli adulti e non certo dei bambini (perfino al cinema si ritrova uno dei cattivi più minacciosi del canone Disney. Il “Common Sense Media” ha  scritto: “Il classico Disney è piacevole, ma a volte spaventoso”).
Questo significa che ai bambini è sufficiente leggere la favola, lasciando agli adulti le note finali! Che ho ritenuto doveroso inserire per capire bene il contesto in cui è nata la fiaba originale: si è deciso che le fiabe in questo Blog nascano infatti non solo come piacevoli passatempi, ma anche come approfondimento culturale per tutti. Sono stato abituato che bisogna sempre andare alle origini per capire i presupposti per la nascita di un brano letterario, di un mito, o di una fiaba. 
Buona lettura. 
M. D’ANGELO

C'erano una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto.
Andavano tutti gli anni ai bagni, ora qui ora là: voti, pellegrinaggi; vollero provarle tutte: ma nulla giovava.
Alla fine la Regina rimase incinta, e partorì una bambina.

Fu fatto un battesimo di gala; si diedero per comari alla Principessina tutte le fate che si poterono trovare nel paese (ce n'erano sette) perché ciascuna di esse le facesse un regalo; e così toccarono alla Principessa tutte le perfezioni immaginabili di questo mondo.

Dopo la cerimonia del battesimo, il corteggio tornò al palazzo reale, dove si dava una gran festa in onore delle fate.
Davanti a ciascuna di esse fu messa una magnifica posata, in un astuccio d'oro massiccio, dove c'era dentro un cucchiaio, una forchetta e un coltello d'oro finissimo, tutti guarniti di diamanti e di rubini. Ma in quel mentre stavano per prendere il loro posto a tavola, si vide entrare una vecchia fata, la quale non era stata invitata con le altre, perché da cinquant'anni non usciva più dalla sua torre e tutti la credevano morta e incantata.

(la qual cosa ricorda molto da vicino la leggenda del Pomo della Discordia della famosa leggenda greca.
Riassunto del mito: al banchetto di nozze di Peleo e Teti, Zeus invitò tutti gli dei dell'Olimpo ad eccezione di Eris, la dea della discordia - non ci è dato sapere se per dimenticanza o intenzionalmente. Eris, infuriata per l'onta subita, meditò una vendetta da par suo: si presentò comunque al convito e lanciò sulla tavola imbandita un pomo d'oro con la  scritta “alla più bella...”  [καλλίστn]. Al che, Era, Atena ed Afrodite, pretendendo ciascuna d'esser la più bella, iniziarono a litigare al fine d'accaparrarsi il  frutto prezioso, non pensando che così facendo sarebbero cadute in pieno nella subdola trappola tesa da Eris, spietata creatrice di conflitti e di guerre e, secondo l'epiteto omerico, Signora del Dolore.

A questo punto Zeus,  per dirimere la lite, invitò Hermes a scortare le tre contendenti sul monte Ida dal  pastore troiano Paride che, uomo giusto e leale, avrebbe fatto da giudice [assegnando tale compito ad un mortale, Zeus, in tal modo, si toglieva personalmente d'impaccio ed evitava, inoltre, che sull'Olimpo sorgessero rivalità e contrasti].  Scortate da Hermes fin al cospetto di Paride, le tre dee, al fine di ingraziarsi il giovane pastore troiano,  iniziarono a promettergli sottobanco le più svariate ricompense. Era, o Giunone, gli promise il dominio politico sull'Asia; Atena, o Minerva, la saggezza e la conoscenza, oltre alla fama e alla gloria in battaglia; Afrodite, o Venere, infine, l'amore di Elena, la donna più bella del mondo.

La scelta di Paride, come sappiamo, cadde su Afrodite, alla quale Hermes consegnò il pomo della discordia, secondo il volere di Zeus.
Afrodite, in seguito, aiuterà il principe troiano a rapire Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. La scelta di Paride sul monte Ida avrebbe avuto fondamentali conseguenze sulla storia di Troia e sulla stessa Grecia. Tale scelta fece sorgere, infatti, nelle due dee escluse, Era ed Atena, un odio feroce contro Troia e i troiani, il cui esito ultimo sarebbe stato la distruzione della città ad opera delle armate achee.
Sarà questa quindi  la causa scatenante della guerra di Troia, evento a cui saranno dedicati i poemi epici del ciclo troiano, tra cui l’Iliade e  l'Odissea).

Il Re le fece dare una posata, ma non ci fu modo di farle dare, come alle altre, una posata d'oro massiccio, perché di queste ne erano state ordinate solamente sette, per le sette fate.
La vecchia prese la cosa per uno sgarbo, e brontolò fra i denti alcune parole di minaccia. Una delle giovani fate, che era accanto a lei, la sentì, e per paura che volesse fare qualche brutto regalo alla Principessina, appena alzati da tavola, andò a nascondersi dietro una portiera, per potere in questo modo esser l'ultima a parlare, e rimediare, in quanto fosse stato possibile, al male che la vecchia avesse fatto.
Intanto le fate cominciarono a distribuire alla Principessa i loro doni. La più giovane di tutte le diede in regalo che ella sarebbe stata la più bella donna del mondo: un'altra, che ella avrebbe avuto moltissimo spirito: la terza, che avrebbe messo una grazia incantevole in tutte le cose che avesse fatto: la quinta che avrebbe cantato come un usignolo: e la sesta, che avrebbe suonato tutti gli strumenti con una perfezione da strasecolare (anch’io avrei bisogno di una fata: a malapena ne suono uno!).

Essendo venuto il momento della vecchia fata, essa disse tentennando il capo più per la bizza che per ragion degli anni, che la Principessa si sarebbe bucata la mano con un fuso (strumento appuntito che permette di filare a mano) e che ne sarebbe morta! Questo orribile regalo fece venire i brividi a tutte le persone della corte, e non ci fu uno solo che non piangesse.
A questo punto, la giovane fata uscì di dietro la portiera e disse forte queste parole:
"Rassicuratevi, o Re e Regina; la vostra figlia non morirà: è vero che io non ho abbastanza potere per disfare tutto l'incantesimo che ha fatto la mia sorella maggiore: la Principessa si bucherà la mano con un fuso, ma invece di morire, s'addormenterà soltanto in un profondo sonno, che durerà cento anni, in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare".
Il Re, per la passione di scansare la sciagura annunziatagli dalla vecchia, fece subito bandire un editto, col quale era proibito a tutti di filare col fuso e di tenere fusi per casa, pena la vita.

Fatto sta, che passati quindici o sedici anni, il Re e la Regina essendo andati a una loro villa, accadde che la Principessina, correndo un giorno per il castello e mutando da un quartiere all'altro, salì fino in cima a una torre, dove in una piccola soffitta c'era una vecchina, che se ne stava sola sola, filando la sua rocca. Questa buona donna non sapeva nulla della proibizione fatta dal Re di filare col fuso (i banditori dei voleri del Re non arrivavano proprio dappertutto!).
"Che fate voi, buona donna?", disse la Principessa.
"Son qui che filo, mia bella ragazza", le rispose la vecchia, che non la conosceva punto.
"Oh! carino, carino tanto!", disse la Principessa, "ma come fate? datemi un po' qua, che voglio vedere se mi riesce anche a me." Vivacissima e anche un tantino avventata com'era (e d'altra parte il decreto della fata voleva così), non aveva ancora finito di prendere in mano il fuso, che si bucò la mano e cadde svenuta.

La buona vecchia, non sapendo che cosa si fare, si mette a gridare aiuto. Corre gente da tutte le parti; spruzzano dell'acqua sul viso alla Principessa: le sganciano i vestiti, le battono sulle mani, le stropicciano le tempie con acqua della Regina d'Ungheria (narra la leggenda che, grazie alla preziosa Acqua Aromatica di Rosmarino avuta in dono da un’alchimista, la Regina Isabella d’Ungheria ritrovò a tal punto gioventù e bellezza da essere richiesta in sposa da Carlo Alberto granduca di Lituania); ma non c'è verso di farla tornare in sé.
Allora il Re, che era accorso al rumore, si ricordò della predizione delle fate: e sapendo bene che questa cosa doveva accadere, perché le fate l'avevano detto, fece mettere la Principessa nel più bell'appartamento del palazzo, sopra un letto tutto ricami d'oro e d'argento.

Si sarebbe detta un angelo, tanto era bella: perché lo svenimento non aveva scemato nulla alla bella tinta rosa del suo colorito: le gote erano di un bel carnato, e le labbra come il corallo.
Ella aveva soltanto gli occhi chiusi: ma si sentiva respirare dolcemente; e così dava a vedere che non era morta.
Il Re ordinò che la lasciassero dormire in pace finché non fosse arrivata la sua ora di destarsi.
La buona fata, che le aveva salvata la vita, condannandola a dormire per cento anni, si trovava nel regno di Matacchino, distante di là dodicimila chilometri, quando capitò alla Principessa questa disgrazia: ma ne fu avvertita in un baleno da un piccolo nano che portava ai piedi degli stivali di sette chilometri (erano stivali, coi quali si facevano sette chilometri per ogni gambata).

La fata partì subito, e in men di un'ora fu vista arrivare dentro un carro di fuoco, tirato dai draghi.
Il Re andò ad offrirle la mano, per farla scendere dal carro. Ella diè un'occhiata a quanto era stato fatto: e perché era molto prudente, pensò che quando la Principessa venisse a svegliarsi, si vedrebbe in un brutto impiccio, a trovarsi sola sola in quel vecchio castello; ed ecco quello che fece.
Toccò colla sua bacchetta tutto ciò che era nel castello (meno il Re e la Regina) governanti, damigelle d'onore, cameriste, gentiluomini, ufficiali, maggiordomi, cuochi, sguatteri, lacchè, guardie, svizzeri, paggi e servitori; e così toccò ugualmente tutti i cavalli, che erano nella scuderia coi loro palafrenieri e i grossi mastini di guardia nei cortili e la piccola Puffe, la canina della Principessa, che era accanto a lei, sul suo letto.

Appena li ebbe toccati, si addormentarono tutti, per risvegliarsi soltanto quando si sarebbe risvegliata la loro padrona, onde trovarsi pronti a servirla in tutto e per tutto.
Gli stessi spiedi, che giravano sul fuoco, pieni di pernici e di fagiani si addormentarono: e si addormentò anche il fuoco. E tutte queste cose furono fatte in un batter d'occhio; perché le fate sono sveltissime nelle loro faccende.
Allora il Re e la Regina, quand'ebbero baciata la loro figliuola, senza che si svegliasse, uscirono dal castello, e fecero bandire che nessuno si fosse avvicinato a quei pressi. E la proibizione non era nemmeno necessaria, perché in meno d'un quarto d'ora crebbe, lì dintorno al parco, una quantità straordinaria di alberi, di arbusti, di sterpi e di pruneti, così intrecciati fra loro, che non c'era pericolo che uomo o animale potesse passarvi attraverso.

Si vedevano appena le punte delle torri del castello: ma bisognava guardarle da una gran distanza. E anche qui è facile riconoscere che la fata aveva trovato un ripiego del suo mestiere, affinché la Principessa, durante il sonno, non avesse a temere l'indiscretezza dei curiosi.
In capo a cent'anni, il figlio del Re che regnava allora, e che era di un'altra famiglia che non aveva che far nulla con quella della Principessa addormentata, andando a caccia in quei dintorni, domandò che cosa fossero le torri che si vedevano spuntare al di sopra di quella folta boscaglia.
Ciascuno gli rispose, secondo quello che ne avevano sentito dire: chi gli diceva che era un vecchio castello abitato dagli spiriti; chi raccontava che tutti gli stregoni del vicinato ci facevano il loro sabato. La voce più comune era quella che ci stesse di casa un orco, il quale portava dentro tutti i ragazzi che poteva agguantare, per poi mangiarseli a suo comodo, e senza pericolo che qualcuno lo rincorresse, perché egli solo aveva la virtù di aprirsi una strada attraverso il bosco.

Il Principe non sapeva a chi dar retta, quando un vecchio contadino prese la parola e gli disse:
"Mio buon Principe, sarà ormai più di cinquant'anni che ho sentito raccontare da mio padre che in quel castello c'era una Principessa, la più bella che si potesse mai vedere; che essa doveva dormirvi cento anni, e che sarebbe destata dal figlio di un Re, al quale era destinata in sposa".
A queste parole, il Principe s'infiammò; senza esitare un attimo, pensò che sarebbe stato lui, quello che avrebbe condotto a fine una sì bella avventura, e spinto dall'amore e dalla gloria, decise di mettersi subito alla prova.
Appena si mosse verso il bosco, ecco che subito tutti gli alberi d'alto fusto e i pruneti e i roveti si tirarono da parte, da se stessi, per lasciarlo passare.

Egli s'incamminò verso il castello, che era in fondo a un viale, ed entrò dentro; e la cosa che gli fece un po' di stupore, fu quella di vedere che nessuno delle sue genti aveva potuto seguirlo, perché gli alberi, appena passato lui, erano tornati a ravvicinarsi.
Ma non per questo si peritò a tirare avanti per la sua strada: un Principe giovine e innamorato è sempre pien di valore.
Entrò in un gran cortile, dove lo spettacolo che gli apparve dinanzi agli occhi sarebbe bastato a farlo gelare di spavento.
C'era un silenzio, che metteva paura: dappertutto l'immagine della morte: non si vedevano altro che corpi distesi per terra, di uomini e di animali, che parevano morti, se non che dal naso bitorzoluto e dalle gote vermiglie dei guardaportoni, egli si poté accorgere che erano soltanto addormentati, e i loro bicchieri, dove c'erano sempre gli ultimi sgoccioli di vino, mostravano chiaro che si erano addormentati trincando.

Passa quindi in un altro gran cortile, tutto lastricato di marmo; sale la scala ed entra nella sala delle guardie, che erano tutte schierate in fila colla carabina in braccio, e russavano come tanti ghiri; traversa molte altre stanze piene di cavalieri e di dame, tutti addormentati, chi in piedi chi a sedere.
Entra finalmente in una camera tutta dorata, e vede sopra un letto, che aveva le cortine tirate su dai quattro lati, il più bello spettacolo che avesse visto mai, una Principessa che mostrava dai quindici ai sedici anni, e nel cui aspetto sfolgoreggiante c'era qualche cosa di luminoso e di divino.
Si accostò tremando e ammirando, e si pose in ginocchio accanto a lei.

In quel punto, siccome la fine dell'incantesimo era arrivata, la Principessa si svegliò, e guardandolo con certi occhi, più teneri assai di quello che sarebbe lecito in un primo abboccamento, "Siete voi, o mio Principe?", ella gli disse. "Vi siete fatto molto aspettare!"
Il Principe, incantato da queste parole, e più ancora dal modo col quale erano dette, non sapeva come fare a esprimerle la sua grazia e la sua gratitudine.
Giurò che l'amava più di se stesso. I suoi discorsi furono sconnessi e per questo piacquero di più; perché, poca eloquenza, grande amore!
Esso era più imbrogliato di lei, né c'è da farsene meraviglia, a motivo che la Principessa aveva avuto tutto il tempo per poter pensare alle cose che avrebbe avuto da dirgli: perché, a quanto pare (la storia peraltro non ne fa parola), durante un sonno così lungo, la sua buona fata le avea regalato dei piacevolissimi sogni.

Fatto sta, che erano già quattro ore che parlavano fra loro due, fitto fitto, e non si erano ancora detta la metà delle cose che avevano da dirsi.
Intanto tutte le persone del palazzo si erano svegliate colla Principessa: e ciascuno aveva ripreso le sue faccende: e siccome tutti non erano innamorati, così non si reggevano in piedi dalla fame. La dama d'onore, che sentiva sfinirsi come gli altri, perdé la pazienza e disse ad alta voce alla Principessa che la zuppa era in tavola.
Il Principe diede mano alla Principessa perché si alzasse: ella era già abbigliata e con gran magnificenza: ed egli fu abbastanza prudente da farle osservare, che era vestita come la mi' nonna, e che aveva un camicino alto fin sotto gli orecchi, come costumava un secolo addietro.
Ma non per questo era meno bella.

Passarono nel gran salone degli specchi e lì cenarono, serviti a tavola dagli ufficiali della Principessa. Gli oboè e i violini suonarono delle sinfonie vecchissime, ma sempre belle, quantunque fosse quasi cent'anni che nessuno pensava più a suonarle: e dopo cena, senza metter tempo in mezzo, il grande elemosiniere li maritò nella cappella di corte, e la dama d'onore tirò le cortine del parato.
Dormirono poco. La Principessa non ne aveva un gran bisogno e vissero cent'anni e più felici e contenti.....

COMMENTARIO
La bella addormentata nel bosco, o semplicemente La bella addormentata, è una celebre fiaba tradizionale europea. Viene ricordata soprattutto nella versione di Charles Perrault (ne I racconti di mamma l'oca, 1697) e attraverso il celebre adattamento cinematografico a disegni animati di Walt Disney, La bella addormentata nel bosco (Sleeping Beauty, 1959).
Come molte fiabe tradizionali, La bella addormentata esiste in numerose varianti; gli elementi essenziali della trama sono talmente diffusi da potersi considerare un tema ricorrente del folklore.

La versione più antica in cui il tema è attestato (se si eccettua la storia di Brunilde, l'eroina addormentata della Saga dei Volsunghi, di origini ancora più remote) è considerato il roman di Perceforest del 1340, ambientato all'epoca dei Greci e dei Troiani (vedi appunto il riferimento al pomo della discordia che ho citato più sopra, da cui potrebbe avere avuto ispirazione Perceforest), ed incentrato sulla principessa Zellandine, innamorata di Troylus. Il padre della principessa mette il giovane alla prova per verificare se è degno di sua figlia, e, non appena egli è partito, Zellandine cade in un sonno incantato. Al suo ritorno, Troilo la trova addormentata e la mette incinta nel sonno. Quando il bambino nasce, è lui a risvegliare la madre, rimuovendo il filo di lino che causava il suo sonno. Alla fine Troylus sposa Zellandine.

La successiva versione Sole, Luna e Talia del Pentamerone di Giambattista Basile (1634), la prima che si possa definire una fiaba in senso stretto, contiene riferimenti diretti alla deflorazione, allo stupro, alla fedeltà coniugale e altri temi adatti al pubblico di aristocratici adulti cui si rivolgeva lo scrittore giuglianese (siamo ben lontani quindi dalla fiaba per bambini come la conosciamo noi). Nel Pentamerone il sonno non è frutto di un incantesimo ma di una profezia, il principe (come nel Perceforest) non bacia la principessa ma la violenta, ed è uno dei due figli risultanti dall'atto sessuale a risvegliarla. Non si è accertato se Basile conoscesse il Perceforest o se avesse semplicemente ripreso dalla voce popolare temi folklorici diffusi in Campania. Nella sua versione, il castello del re, con il suo cortile e le sue fascine pronte ad essere arse nel camino, è ridotto all'apparenza di una modesta fattoria, mentre il numero dei valletti e servitori è ridotto ad un segretario ed un cuoco.

Alla versione pubblicata ne I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault, La belle au bois dormant, si deve il titolo con cui oggi la fiaba viene comunemente indicata. Rispetto all'originale francese, però, il titolo comune italiano (così come quello inglese) è scorretto: dormant, al maschile, è riferito a bois e non a belle, per cui una traduzione più corretta sarebbe La bella nel bosco addormentato. Perrault, che prese il tema da Sole, Luna e Talia, lo edulcorò notevolmente: avendo dedicato le sue fiabe ad una dama e avendole date alle stampe rivolto ad un pubblico dell'alta borghesia, cercò di rimuovere dalla fiaba ogni aspetto perturbante ed enfatizzando valori morali quali la pazienza e la passività della donna.

Una versione parzialmente simile, nella prima parte, a quella di Perrault si trova nei Kinder und Hausmärchen (1812) dei fratelli Grimm, col titolo Rosaspina. La versione dei Grimm corrisponde a quella di Perrault solo fino al risveglio della principessa; questa parte è anche quella più nota al pubblico moderno e corrisponde alla versione Disney.
Italo Calvino, nella raccolta Fiabe italiane, descrive e cataloga molte altre versioni del tema.

Un'altra versione proviene dall'antica Scandinavia. La credenza nelle norne (norv. e isl. Nornir, divinità germaniche del destino dei singoli uomini; il nome è stato collegato con la radice indoeuropea *(s)ner, «volgere», dato che sono rappresentate quali filatrici. La rappresentazione delle norne come filatrici e la fissazione del loro numero a 3 [Urd - il Passato, Verdandi - il Presente e Skuld - il Futuro]. sono state attribuite all’influsso dell’immagine delle Parche e delle Moire classiche. Ma sia l’immagine di una partizione ternaria sia quella del filare e del tessere come operazione che determina il corso delle cose e il destino del mondo sono antichissime e ancora largamente rappresentate nell’area mitologica eurasiatica. La tradizione popolare conosceva figure simili in Inghilterra ancora al tempo di Shakespeare [le 3 Weirdsisters del Macbeth]; esse vivono tuttora nel folclore delle Faer Oer), nata dalla fede fondamentale nel destino, fu certamente assai radicata. In una saga la venerazione per queste figure è indicata fra le consuetudini a cui deve rinunciare chi si converta al Cristianesimo. Dai sostenitori della nuova religione esse furono senza dubbio relegate fra gli esseri demoniaci e stregoneschi. Nella breve storia di Norna-Gestr esse sono intese come maghe e indovine. Ivi, si spiega perché Gestr fosse detto Norna-Gestr. Egli stesso narra che alla sua nascita il padre aveva invitato alcune donne dotate di capacità divinatorie, le quali in cambio di doni e banchetti predicevano il futuro delle persone.

Da lui, ancora nella culla, erano venute tre di queste indovine. Non a caso, le norne sono tre. Le prime due gli avevano preannunciato un futuro felice, poiché egli sarebbe stato dotato di molte qualità e potente. La terza, che era la più giovane, tenuta in poca considerazione e perciò assai irritata, aveva invece predetto che il bambino non sarebbe vissuto a lungo: la sua vita si sarebbe consumata rapidamente proprio come una candela che ardeva in quel momento accanto a lui. Una delle tre norne aveva perciò spento quella candela e consegnandola alla madre di Gestr le aveva ingiunto di non riaccenderla. Ella teneva con sé quella candela, sapendo che il giorno in cui l'avesse riaccesa sarebbe stato quello della sua morte.

Un'ultima versione è quella raccontata nel film Maleficent, in cui la storia è più incentrata su Malefica, sul suo passato e sui motivi che l'hanno spinta a fare il sortilegio alla principessa.

TRAMA
Per celebrare il battesimo della tanto sospirata figlioletta, un Re e una Regina invitano tutte le fate del regno affinché le facciano da madrina. Ognuna delle fate dona qualcosa alla neonata: chi la bellezza, chi la saggezza, chi il talento musicale. Sopraggiunge una fata cattiva, che non era stata invitata e per vendicarsi dell'onta dona alla bambina una maledizione: "Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morrà!" (Strega Malefica nella versione Walt Disney); “La figlia del re a quindici anni si pungerà con un fuso e cadrà a terra morta.” (nella versione fratelli Grimm). Una delle fate buone, pur non potendo annullare l'incantesimo, lo mitiga, trasformando la condanna a morte in quella di 100 anni di sonno, da cui la principessa potrà essere svegliata solo dal bacio di un (bel) principe.

Per impedire che la profezia si compia, il Re bandisce gli arcolai dal suo regno; ma la principessa, all'età di 15 anni, per caso incontra una vecchia che sta tessendo, e il suo fato si compie. La fata buona, sopraggiunta per aiutare la sua figlioccia, fa addormentare insieme alla principessa l'intero castello.
Col tempo, il castello incantato si copre di una fitta rete di rovi, tale da impedire a chiunque di penetrarvi.
Dopo 100 anni un principe giunge al castello, e miracolosamente i rovi si aprono dinnanzi a lui. Il principe trova la principessa, e se ne innamora a prima vista. Il suo bacio la risveglia.

Nella seconda parte della storia, che non compare nella versione dei Grimm ed in altre successive, il principe sposa la principessa e ha da lei due figli, una femmina e un maschio, Aurora e Giorno. Egli tuttavia nasconde il suo matrimonio e i suoi frutti alla madre, che discende da una famiglia di orchi divoratori di bambini.
Quando l'orchessa scopre la famiglia segreta del figlio (ormai diventato re), decide di sterminarla. Non appena il re si allontana dal castello, l'orchessa ordina che i suoi nipoti siano serviti per cena. Il cuoco salva i piccoli con un inganno, servendo alla padrona un agnello invece del bambino e una capretta invece della sorella (il che ricorda da vicino la fiaba di Biancaneve). Quando la padrona chiede che venga servita la principessa, ancora il cuoco la inganna servendo del cervo. Scoprendo infine l'inganno, l'orchessa si prepara a uccidere la principessa e i suoi figli gettandoli in un cortile fatto appositamente riempire di vipere e altre creature velenose; il rientro repentino del re, però, manda a monte i suoi piani. L'orchessa, scoperta, si suicida gettandosi fra le vipere.

TRAMA DEL FILM DISNEY

Dopo molti anni senza figli, il re Stefano e la sua consorte, la regina Leah, accolgono la nascita della loro prima (e unica) figlia, la principessa Aurora. I monarchi proclamano una festa perché i loro sudditi rendano omaggio alla principessa, e al raduno per il suo battesimo viene fidanzata con il principe Filippo, il giovane figlio del re Uberto, in modo che i regni di Stefano e Uberto saranno per sempre uniti.
Tra gli ospiti ci sono tre fate buone chiamate Flora, Fauna e Serena, che sono venute a benedire la bambina con dei doni. La prima fata, Flora, dà alla principessa il dono della bellezza, mentre la fata successiva, Fauna, le dà il dono del canto. Prima che Serena sia in grado di dare la sua benedizione, appare una strega malvagia di nome Malefica. Benché arrabbiata per non essere stata invitata, la donna pensa inizialmente che si tratti di una svista, ma quando Serena dice a Malefica che non era gradita, la strega malvagia maledice la principessa, proclamando che sarà davvero bella e graziosa ma, prima del tramonto del suo sedicesimo compleanno, si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morirà. Serena su richiesta dei sovrani cerca di usare la sua benedizione rimasta inespressa, per indebolire la maledizione, e fa in modo che, invece di morire, Aurora cada in un sonno profondo dal quale può essere svegliata solo dal bacio di vero amore.

Re Stefano ordina che tutti gli arcolai del regno vengano bruciati, ma le tre fate sanno che l'incantesimo di Malefica non può essere fermato così facilmente, ed elaborano un piano per proteggere Aurora. Le fate si travestono da contadine e, con il consenso di re e regina, portano Aurora nella casetta di un boscaiolo fino al passaggio del suo sedicesimo compleanno.
Mentre gli anni passano, Malefica si arrabbia con i suoi bestiali tirapiedi per l'impossibilità assoluta che la principessa sia riuscita a sottrarsi a lei per tanti anni, quasi fosse svanita nel nulla. Le sue maldestre guardie rivelano però di essere state alla ricerca di una neonata per tutto il tempo, non rendendosi conto che la principessa sarebbe cresciuta. Disgustata dalla loro idiozia, Malefica invia il suo corvo, Diablo, a cercare la ragazza.
Anni dopo, Aurora, ribattezzata Rosaspina, è cresciuta in una bella ragazza con le benedizioni che Flora e Fauna le hanno elargito. Dolce e gentile, lei sogna di potersi un giorno innamorare. Al suo sedicesimo compleanno, le tre fate chiedono a Rosa di raccogliere bacche nella foresta in modo che possano preparare una festa a sorpresa per lei. Mentre canta nella foresta, Rosa attira l'attenzione del principe Filippo, ora un bel giovane, mentre lui è fuori in sella al suo cavallo Sansone. Quando si incontrano si innamorano all'istante. Rendendosi conto di dover tornare a casa, Rosa fugge da Filippo senza sapere il suo nome, ma gli chiede di venire alla sua casetta quella sera.

Mentre lei è fuori, Le fate, inizialmente senza l'utilizzo delle bacchette magiche, cercano di preparare l'abito e la torta. Ma appena finito, La torta è malformata e l'abito è trasandato. Serena (Avendo già avvertito le altre che senza la magia non sono molto brave in lavori pratici), Va a prendere le bacchette magiche e fanno un secondo tentativo. Mentre tutte sono nei loro rispettivi compiti, Flora e Serena discutono se l'abito di Aurora debba essere rosa o blu, facendo attirare l'attenzione del corvo Diablo e rivelando la posizione di Aurora. Quando Rosa torna a casa, le fate scoprono che Aurora è innamorata. Così le dicono la verità e riportano la principessa (ora con il cuore spezzato) ai suoi genitori. Nel frattempo, Filippo dice a suo padre di aver incontrato una contadina e di volerla sposare, nonostante il suo matrimonio combinato con la principessa Aurora. Re Uberto cerca di convincere Filippo a sposare la principessa al posto della contadina, ma fallisce.
In una sala all'interno del palazzo, Malefica attira Aurora lontano dalle fate attraverso un ingresso segreto dietro a un camino, conducendola in una stanza vuota dove l'attende un arcolaio incantato. Aurora tocca il fuso, pungendosi il dito e completando la maledizione poco prima del tramonto. Le buone fate mettono Aurora su un letto nella torre più alta e fanno un potente incantesimo su tutti gli abitanti del regno, facendoli cadere in un sonno profondo fino a quando l'incantesimo non si rompe.

Prima di addormentarsi, re Uberto dice a Stefano che suo figlio si è innamorato di una contadina, e le fate capiscono che il principe Filippo è l'uomo di cui Aurora si è innamorata. Tuttavia il principe Filippo, che arriva alla casetta nel bosco, viene rapito da Malefica e i suoi tirapiedi per impedirgli di rompere il suo incantesimo.
Le fate scoprono il berretto da caccia di Filippo nella casetta del boscaiolo devastata e si rendono conto che Malefica ha fatto prigioniero Filippo. Poi vanno alla Montagna Proibita e si intrufolano nel castello di Malefica per salvarlo. Seguono Malefica alla prigione dove lei schernisce Filippo, mostrandogli che la contadina di cui si è innamorato era davvero la principessa, che ora dorme pacificamente e sogna il suo vero amore. Lei gli dice che ha intenzione di tenerlo rinchiuso finché non sarà un vecchio in punto di morte, per poi liberarlo perché incontri la sua innamorata addormentata, che non sarà invecchiata di un giorno. Poi lo lascia, ridendo con gioia della sua rabbia. Le fate entrano nella stanza, liberando il principe, e gli regalano la magica Spada della Verità e lo Scudo della Virtù. Filippo e le fate poi fuggono dalla prigione e incontrano i tirapiedi di Malefica che cercano di impedire a Filippo di fuggire. Dopo che i loro tentativi falliscono con l'aiuto dalle fate, Malefica circonda il palazzo di Stefano con una foresta di rovi, ma quando questo non riesce a fermare Filippo, Malefica si trasforma in un gigantesco drago per combattere il principe lei stessa. Alla fine Filippo getta la spada, benedetta dalla magia delle fate, direttamente nel cuore di Malefica, che cade da un burrone e si disintegra.

Filippo entra nel palazzo e risale la torre più alta per risvegliare Aurora con un bacio. L'incantesimo su di lei è rotto e anche tutti gli altri nel palazzo si risvegliano. La coppia reale scende nella sala da ballo, dove Aurora è felicemente riunita con i suoi genitori. Mentre Aurora e Filippo danzano, Flora e Serena, ad un certo punto, riprendono la loro tesi sul colore del vestito di Aurora, e l'ultimo colore ad apparire è il rosa. Aurora e il principe Filippo vivono felici e contenti.

DIFFERENZE DALLA FIABA

  • Nella versione della fiaba scritta da Perrault, Aurora non è il nome della protagonista, ma della sua primogenita.
  • Nel film le fate sono tre, nella fiaba sette esclusa quella cattiva e non proteggono la protagonista portandola a vivere con loro nel bosco; il titolo della fiaba, infatti, è dovuto al rovo che si forma intorno al castello quando la principessa e gli altri abitanti vi sono addormentati dentro.
  • Nella fiaba è specificato che la fata (corrispondente alla Serenella del film) che non riesce a donare una virtù alla principessa è quella della felicità, nel film no.
  • Nella fiaba di Perrault, le fate si accordano con il re e la regina per far addormentare tutta la corte compreso il cagnolino della principessa, in modo che quando questa si risveglierà, li potrà avere tutti intorno a lei. Mentre nel film non si accordano con loro per non spezzargli il cuore se sapessero dell'accaduto.
  • Nel film, la principessa non dorme per 100 anni come nella fiaba. La strega Malefica imprigiona il principe Filippo, prospettandogli una lunga prigionia presso di lei. Alla fine del tempo, il principe, ormai vecchio, sarà liberato per poter finalmente andare a cancellare la maledizione con il bacio del vero amore: ma l'unione con la sua promessa sarà ormai impossibile, con lei adolescente intatta e lui vecchissimo. L'intervento delle tre fate madrine del film riesce invece a liberare quasi subito Filippo che, dopo aver vinto il drago in cui si trasforma Malefica, corre a risvegliare la bella.
  • Nella fiaba non è specificato che fine faccia la strega cattiva (chiamata Malefica nel film), in quanto il principe non l'ha mai incontrata.
  • Nella fiaba appare anche la madre del principe, un'orchessa che, dopo il matrimonio del figlio, mentre egli è lontano dal palazzo, impegnato in una battaglia, decide di mangiare la protagonista e i suoi due figli, Aurora e Giorno; tuttavia non ha successo, perché i tre vengono astutamente nascosti e sostituiti dal cuoco con normale cacciagione. Quando scopre l'inganno, l'orchessa tenta di uccidere nuora e nipoti gettandoli in una fossa colma di serpenti, rospi e vipere; ma l'improvviso ritorno del principe vanifica i suoi piani, e la megera, finalmente scoperta, si getta di sua volontà nella fossa, dove viene divorata dalle bestie. Nel film, al pari di quanto avviene nella fiaba dei fratelli Grimm, tale personaggio è completamente assente, facendo così intuire che Filippo sia orfano di madre.
  • Nome della Principessa. La protagonista cambia il suo nome a seconda della versione. In "Il Sole, la Luna e Talia", si chiama Talia (il Sole e la Luna sono i suoi bambini). Perrault non le dà un nome, definendola semplicemente «la princesse». Chiama invece sua figlia «Aurore». Pëtr Il'ič Čajkovskij trasferisce questo nome dalla figlia alla madre e chiama Aurora la principessa, come farà poi Walt Disney (non a caso anche le musiche del film sono tratte dal balletto di Tchaikovsky). Nella versione dei Grimm la principessa è invece chiamata Rosaspina (con riferimento ai cespugli di rovi che circondano il castello durante il suo sonno centenario, rendendola irraggiungibile); questo nome però le viene attribuito non dai genitori, ma dal popolo, quando, con il passare degli anni, ella si trasforma in una figura leggendaria. Anche questo soprannome sarà utilizzato nel film Disney, nella parte del film (del tutto inesistente nelle fiaba tradizionale) in cui Aurora è nascosta nel bosco dalle fate.

PERSONAGGI DELLA VERSIONE DISNEY

  • Principessa Aurora, ribattezzata dalle fate Rosaspina (Briar Rose). Crede nel vero amore e il suo unico desiderio è innamorarsi.
  • Malefica (Maleficent). È una malvagia strega che odia profondamente Re Stefano per il fatto che non l'aveva invitata alla festa organizzata per la nascita di Aurora. Cercherà di ucciderla in ogni modo a lei possibile.
  • Flora, la fata rossa. È la leader del gruppo di fate.
  • Fauna, la fata verde. È quella che usa meno volte la magia.
  • Serena (Merryweather), la fata blu, soprannominata Serenella dalle altre fate. È quella che più di tutte odia Malefica ed è anche l'unica a sfidarla.
  • Principe Filippo (Phillip). Crede nel vero amore e si innamorerà di Aurora, senza però sapere che è una principessa.
  • Re Stefano (Stefan), il padre della principessa Aurora.
  • Regina Leah, la madre della principessa Aurora.
  • Re Uberto (Hubert), il padre del principe Filippo. È molto amico di Re Stefano.

PERSONAGGI E SVILUPPO DELLA STORIA NELLA VERSIONE DISNEY

Il nome dato alla principessa dai suoi genitori biologici reali è Aurora, come nell'originale balletto di Čajkovskij. Questo nome appare anche nella versione di Perrault, non come nome della principessa ma come quello di sua figlia. Le fate la ribattezzano Rosaspina, il nome della principessa nella variante dei fratelli Grimm. Ironicamente, la principessa Aurora, personaggio protagonista del film, appare per meno di diciotto minuti (escluso il tempo in cui appare come una bambina all'inizio). Al principe fu dato il nome principesco più familiare agli americani nel 1950: Filippo, dal nome di Filippo di Edimburgo. Il principe Filippo ha la particolarità di essere il primo principe Disney ad avere un nome, poiché i principi di Biancaneve e i sette nani e Cenerentola non vengono mai nominati. La strega malvagia venne giustamente chiamata Malefica.
Walt Disney aveva suggerito che le tre fate buone avrebbero dovuto assomigliarsi, ma gli animatori veterani Frank Thomas e Ollie Johnston obiettarono, dicendo che tre fate identiche non sarebbero state eccitanti. Scelsero di avere le fate diverse in personalità, aspetto e colori, proprio come il famoso trio di paperi Disney Qui, Quo e Qua. Inoltre, l'idea comprendeva originariamente sette fate buone invece di tre, poiché ci sono sette fate buone nel riferimento principale della storia, la versione di Perrault. Nel determinare il design di Malefica vennero respinte rappresentazioni standard di streghe e megere (poiché sarebbero assomigliate troppo alle matrigne di Biancaneve e Cenerentola), così l'animatore Marc Davis optò per un look più elegante.

Nella sua ricerca sulle opere d'arte del Medioevo si imbatté nell'immagine di una donna di carattere religioso, ma vestita in modo elegantemente diabolico con mantelle fluide e abiti simili a fiamme. Con questa immagine nella sua testa si incentrò sulla comparsa delle fiamme, incoronando infine l'antagonista con "le corna del diavolo". Egli si spinse fino al punto di dare a Malefica delle ali di pipistrello per il suo collare. Nella produzione finale i personaggi individuali delle tre fate buone e l'elegante cattiva dimostrarono di essere tra i punti forti del film.
Diversi punti della storia di questo film nacquero da idee scartate per la precedente fiaba Disney che coinvolgeva un'eroina dormiente: Biancaneve e i sette nani. Essi includono Malefica che cattura il principe e lo deride, e la rocambolesca fuga di quest'ultimo. Disney scartò queste idee da Biancaneve perché i suoi artisti non erano in grado di disegnare un uomo abbastanza credibile all'epoca, anche se vennero incorporate nell'adattamento a fumetti. Scartate da Biancaneve, ma utilizzate in questo film, sono anche le idee della danza con il principe improvvisato (anch'esso usato, come "Principe Buckethead", nel fumetto di Biancaneve), e la sequenza fantasy del principe e la principessa che danzano tra le nuvole, che era stata considerata ma abbandonata per Cenerentola.

ANALISI PSICOANALITICA
Bruno Bettelheim, nella sua opera Psicanalisi dei racconti di fate, vede nella trama di questa fiaba un percorso iniziatico, un tentativo di preparare i bambini e le bambine ai cambiamenti che arriveranno.

Nonostante le attenzioni dei genitori e i doni delle madrine, la piccola principessa è fin dalla sua nascita condannata al proprio destino, ossia alla maledizione dell'adolescenza. Questa maledizione, marcata dal sangue che cola (allusione all'arrivo del menarca, cioè la prima mestruazione femminile) ha una origine ancestrale, simboleggiata dalla estrema vecchiezza di Carabosse, la fata malvagia. Soltanto il principe azzurro potrà risvegliarla dal suo sonno, aprendola all'amore. Il principe non è che una figura accessoria, mentre il racconto espone tutte le fasi della vita di una donna: l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza, rappresentate dalla principessa, l'età adulta e la fecondità rappresentata dalla madre, e la vecchiaia incarnata dalla fata Carabosse.

ARTE E ADATTAMENTI VARI

OPERA
 - La bella addormentata nel bosco, opera lirica del 1922, composta da Ottorino Respighi, su libretto di Gianni Bistolfi.

CINEMA
 - Qualcuno lo chiama amore (Some Call It Loving) (1973), di James B. Harris ispirato alla fiaba.
 - La bella addormentata nel bosco (Sleeping Beauty) (1959), film d'animazione di Walt Disney.
- La bella addormentata (Sleeping Beauty) (1987), di David Irving con Morgan Fairchild, Tahnee Welch e Sylvia Miles.
 - Sleeping Beauty (2011), di Julia Leigh ispirato alla fiaba.

REMAKE CINEMATOGRAFICI

Nel film live action della Walt Disney Pictures Maleficent, uscito il 28 maggio 2014, la storia è stata re-immaginata dalla prospettiva di Malefica. Angelina Jolie interpreta Malefica ed Elle Fanning è la principessa Aurora.


CURIOSITA’ SULLA VERSIONE DISNEY del 1959
La bella addormentata nel bosco (Sleeping Beauty) del 1959 per trent'anni fu l'ultimo adattamento di una fiaba prodotto dalla Disney, a causa del deludente incasso iniziale e dell'accoglienza discordante della critica; lo studio ritornò al genere solo dopo la morte di Walt Disney, con l'uscita de La sirenetta (1989).

TELEVISIONE
 - Le grandi fiabe raccontate da Shirley Temple (Shirley Temple's Storybook) (1958), episodio di Mitchell Leisen con Anne Helm, Judith Evelyn e Alexander Scourby.
 - Nel regno delle fiabe (Shelley Duvall's Faerie Tale Theatre) (1983), episodio di Jeremy Kagan con Christopher Reeve, Bernadette Peters e Beverly D'Angelo.
 - Le fiabe son fantasia (Grimm Meisaku Gekijou) (1987), anime di Kazuyoshi Yokota e Fumio Kurokawa.
 - Nella serie televisiva C'era una volta, una versione live-action di Malefica appare nel secondo episodio e nel finale della prima stagione, poiché è una sinistra avversaria della regina Grimilde.
 - La principessa Aurora, il principe Filippo, Flora, Fauna e Serena sono presenti come ospiti nella serie animata House of Mouse - Il Topoclub, e Malefica è uno degli antagonisti nel film direct-to-video Topolino e i Cattivi Disney, tratto dalla serie. Flora, Fauna e Serena appaiono anche nella serie animata Sofia la principessa, dove sono le insegnanti della protagonista.

FUMETTI
-         Fables, visionaria serie a fumetti, dove la protagonista della fiaba è uno dei personaggi principali.

Fonte “Wikipedia”


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