giovedì 22 febbraio 2018

ONDATA DI GELO IN ARRIVO, ECCO QUELLO CHE DICE NIMBUS, DOMANI LE PREVISIONI PIU' CERTE

Tra fine febbraio e inizio marzo si profila un'intensa ondata di gelo su
gran parte d'Europa, insolita soprattutto per la stagione avanzata (il
1° marzo inizia per convenzione la primavera meteorologica).
Sarà originata da aria artica continentale che dalla Siberia si porterà
verso l'Europa centrale, i Balcani e il Mediterraneo, dove irromperà tra
la sera di domenica 25 e lunedì 26 febbraio insieme a venti di Bora.

PREVISIONI: FREDDO SI', MA DETTAGLI ANCORA INCERTI
Mancano ancora più di 5 giorni e la previsione soffre ancora di
incertezza: è ormai molto probabile una fase di freddo intenso a scala
continentale, con temperature molto sotto le medie del periodo, ma non
ci si può ancora spingere in previsioni di dettaglio.

In base alla previsione delle anomalie termiche generata da modelli
probabilistici a lungo termine, l'ondata di gelo dovrebbe culminare
nella settimana tra il 26 febbraio e il 4 marzo, con anomalie
complessive fino a 10-11 °C

sotto le medie del periodo tra Europa
dell'Est e Russia, e fino a 6 °C sotto media al Nord Italia.

In effetti al momento i modelli di previsione prevedono, in caso di
notti serene, temperature minime sulle pianure del Nord Italia anche
inferiori a -10 °C tra fine febbraio e inizio marzo.
Seppur in attenuazione, la fase fredda potrebbe caratterizzare anche
tutta la prima parte di marzo.

La localizzazione delle precipitazioni è invece meno prevedibile, ma
queste potrebbero essere superiori alla norma soprattutto al Centro-Sud
Italia. Naturalmente in un contesto più freddo del normale eventuali
precipitazioni saranno in gran parte nevose al Nord, ma probabilmente
anche su parte delle regioni centrali.

Per quanto riguarda il Piemonte, di solito questo tipo di configurazione
non è favorevole a precipitazioni intense, ma all'irruzione dell'aria
gelida sulla Pianura Padana potranno originarsi rovesci di neve
accompagnati da raffiche di vento, con depositi maggiori sui settori
pedemontani e sulle basse e medie valli alpine occidentali.
Eventi di questo tipo si sono verificati in tempi recenti il 13 dicembre
2001, il 26 dicembre 2008, a inizio febbraio 2012 e nei primi giorni di
marzo 2005.

“BURIAN”: IN ITALIA, UN TERMINE NON CORRETTO
Per l'origine siberiana delle masse d'aria e la presenza di venti gelidi
viene spesso usato il termine “burian”, sicuramente evocativo ma
scorretto. Il burian infatti è il vento che soffia nelle steppe
siberiane e si origina per dinamiche che nulla hanno a vedere con la
situazione meteo italiana o europea.

SI PARLA MOLTO DI “STRATWARMING”, MA COSA SIGNIFICA?
Queste configurazioni meteorologiche sono talora precedute da un anomalo
e improvviso riscaldamento della bassa stratosfera (strato di atmosfera
soprastante la tropopausa che si estende oltre i 10-15 km di quota) che
innescherebbe un aumento di pressione intorno al Polo Nord, con
l'indebolimento del vortice polare e la conseguente discesa di aria
gelida dall'Artico verso latitudini più meridionali.
Nei giorni scorsi si è in effetti verificato un episodio di
“stratwarming” (riscaldamento della stratosfera), ma in generale tale
evento non può essere usato in maniera univoca per prevedere future
ondate di gelo sull'Europa o altrove. Questo sia perché in passato
episodi di stratwarming non hanno originato grandi ondate di gelo e
viceversa si sono verificate grandi ondate di gelo anche senza
stratwarming, sia perchè in ogni caso l'indebolimento del vortice polare
e la tendenza ad avere scambi meridiani con la discesa verso sud di aria
molto fredda, nulla ci dice (con grande anticipo) su dove questa
giungerà con esattezza.

FORTE GELO IN CHIUSURA DI UN INVERNO NORMALE
L'ondata di gelo giunge al termine di un trimestre invernale che in
Piemonte – dalle prime elaborazioni – dovrebbe concludersi con
temperature medie complessivamente normali: infatti a Torino dicembre
2017 e febbraio 2018, moderatamente più freddi del consueto,
bilanceranno probabilmente la mitezza straordinaria di gennaio (il più
mite da due secoli di misure insieme a quello del 2007).

Per quanto tardivo e inconsueto, il gelo in vista verosimilmente non
raggiungerà estremi eccezionali, a differenza di numerose ondate di
caldo vissute di recente, come quelle dell'agosto 2003, luglio 2015 e
agosto 2017, sempre più frequenti e attribuibili al riscaldamento
globale antropogenico.

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