mercoledì 4 gennaio 2017

DALLA REPUBBLICA ON LINE DEL 31 DICEMBRE 2016, SI PARLA DI CRESCENTINO CARI MIEI, ARGOMENTO MIGRANTI

 OGGI AL GR 2 RAI DELLE 13,30 SI PARLAVA DI COOPERATIVE E DI ASSOCIAZIONI CULTURALI CHE SI IMPROVVISANO AD OSPITARE PROFUGHI, A VOLTE SENZA ESSERE PREPARATI, FACENDOLO SOLO PER .....INDOVINATE COSA;  HO SEMPRE CONTESTATO QUESTO MODO DI ACCOGLIERE E GLI ERRORI SONO  DELLO STATO.

IN QUESTI PRIMI GIORNI DI GENNAIO CI SARA' ANCHE IL SOLE, MA FA FREDDO,  E C'E' QUALCUNO CHE GIRA IN PANTALONI CORTI PER CRESCENTINO,  DI COLORE MOLTO SCURO, LO FA PER SCELTA O PERCHE' NON HA ALTRO DA METTERSI?  VOLEVO FARE UNA FOTO CARI LETTORI, MA NON VOGLIO FINIRE QUERELATO O DENUNCIATO COME IL SIGNORE DI VERRUA.   SEGUE ARTICOLO DELLA REPUBBLICA


La Cascinassa è un piccolo casolare nelle campagne di Crescentino. Muri bianchi, i panni stesi al sole sul lungo ballatoio e l’aia piena di gente, come si vedeva una volta quando nelle cascine vivevano i contadini con le loro numerose famiglie. Invece la fotografia di oggi racconta un’altra storia, quella di 60 richiedenti asilo africani che sono stati catapultati dalla sorte – e dalle suddivisioni delle prefetture - in questo piccolo ombelico della provincia vercellese, scatenando nella gente del posto attenzioni, curiosità, contraddizioni, perplessità e preoccupazioni che riproducono esattamente quello che, su più larga scala, sta
avvenendo nel dibattito italiano quando si tratta il tema delle migrazioni. Dalla cittadina che li avrebbe voluti “a casa loro” ma che “già che sono qui che almeno vengano trattati bene, da esseri umani”, a quello che per fare due foto che testimoniassero le "condizioni vergognose" in cui vivono si è preso una denuncia per violazione di domicilio. E non è la prima volta che la Cascinassa finisce in un fascicolo in procura, a testimonianza di quanto siano tesi gli animi. “Ce l’hanno con me, dicono che mi arricchisco sulle spalle dei profughi. Ma lo sanno quelli che mi attaccano che non prendo i soldi da luglio?”, dice senza imbarazzi Franco Girolami, camionista in pensione, che con la moglie marocchina ha creato un’associazione culturale e ha partecipato al bando per ospitare i richiedenti asilo, chiamando a sé un paio di insegnanti e di mediatori culturali per mettersi in regola anche sulla parte formativa, oltre che su vitto e alloggio.

In realtà, quando nel 2005 ha comprato quel rustico, Girolami non aveva in testa i 35 euro al giorno previsti per chi mette a disposizione la propria casa di un richiedente asilo. Prima ha provato ad affittare gli appartamenti, ma gli inquilini non pagavano. Poi ha pensato di aprire una sorta di casa di riposo per anziani, ma l’idea è tramontata davanti alle complessità della burocrazia. Così, per rientrare nelle spese, si è buttato nel business delle migrazioni, scatenando un putiferio in un paese di ottomila abitanti come Crescentino, dove altri 30 rifugiati sono ospitati in centro paese.

Il sindaco Fabrizio Greppi non nasconde i suoi timori sul fatto che “la situazione stia sfuggendo dal controllo – si sfoga – Siamo il paese più grande dei dintorni e vengono qui a passare le giornate anche i migranti che sono stati destinati dalle prefetture ai paesini vicini: a Crescentino ci sono dei negozi e qualche supermercato, dove i richiedenti asilo chiedono la moneta del carrello". Nessuno ha mai denunciato grossi problemi, ma è palpabile un fastidio di fondo, fosse anche solo per "le bottiglie di birra che trovo nei campi e che prima di loro non c'erano", dice un vicino. "Vorremmo coinvolgere queste persone in qualche iniziativa di volontariato, per non vederli tutto il giorno a fare nulla - afferma il sindaco - ma c’è il problema dell’assicurazione e se qualcuno si fa male non voglio mica pagare io”. E rincara: “Noi in questa vicenda non abbiamo alcun potere, possiamo solo stare a guardare e intervenire se ci segnalano delle violazioni”.

Come quando gli hanno detto che Girolami faceva lavorare in nero i ragazzi che ospitava: sono andati subito i carabinieri e lo hanno denunciato. “Stavo costruendo un muro in un magazzino – è la sua versione – e loro mi hanno aiutato, ma ho capito a mie spese che non è facile coinvolgerli in qualche attività. Adesso ne ho messi in regola alcuni, gli faccio coltivare un po’ l’orto e mi aiutano in qualche lavoretto di manutenzione”. E si è imbufalito quando ieri un uomo di Verrua Savoia, paesino confinante, gli è entrato in cortile per fare delle foto. “Volevo solo testimoniare la situazione in cui vivono quei ragazzi, otto letti per camera, costretti a usare i bagni chimici – spiega Rodolfo Suppo – E mi sembra che le immagini siano eloquenti”. Stavolta i carabinieri è stato Girolami a chiamarli, per querelare chi gli è entrato in casa. Poi mette le mani avanti: “Tra i ragazzi che ospito c’è sempre qualche contestatore, qualcuno che si lamenta sempre di tutto, ma io ho tutto in regola altrimenti la prefettura non me li affiderebbe”.


 



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