giovedì 11 giugno 2015

MAFIA CAPITALE PUO' DAVVERO MANDARE IN CRISI L'ATTUALE QUADRO POLITICO? E LE SANZIONI ALLA RUSSIA SONO GIUSTE? BLOGGER E D'ANGELO AT LARGE

NON SOLO MAFIA CAPITALE, MA ANCHE LA RICHIESTA DI ARRESTO PER UN SENATORE DEL NUOVO CENTRO DESTRA PER UN CASO DI MALA SANITA' IN PUGLIA,  IL QUADRO PER IL GOVERNO RENZI COMINCIA  A FARSI PARECCHIO COMPLICATO,  AL SENATO LA MAGGIORANZA E' PIU' CHE BALLERINA ( ANCHE SE SAREBBERO PRONTI I TRANSFUGHI DI VERDINI DA FORZA ITALIA ) , LE OPPOSIZIONI GRIDANO ALLE DIMISSIONI DEL SINDACO DI ROMA E ALL'INVASIONE DEI CLANDESTINI MENTRE L'EUROPA SULL'ARGOMENTO CI TIRA L'ENNESIMO CEFFONE RINVIANDO LE DECISIONI SULLE RICOLLOCAZIONI DEI PROFUGHI.
COME SE NON BASTASSE PUTIN NELLA SUA VISITA IERI ALL'EXPO E DURANTE L'INCONTRO CON IL PREMIER RENZI HA CHIESTO ESPLICITAMENTE CHE LE SANZIONI VENGANO TOLTE,   COMPLICANDO LA POLITICA ESTERA DEL NOSTRO PAESE,  CON UN OCCHIO  MOLTO ATTENTO ALL'ECONOMIA , ESSENDO LA RUSSIA UNO DEI NOSTRI PARTNER ECONOMICI PIU' IMPORTANTI.
UNA CHIOSA DEL BLOGGER: MA PERCHE' DOBBIAMO SANZIONARE LA RUSSIA?  E' ORAMAI CHIARO CHE UCRAINA E RUSSIA SE LE DANNO PER RAGIONI LORO, PER DISPUTE TERRITORIALI , IN AREE DOVE VIVONO IN MAGGIORANZA RUSSOFONI,  LE SANZIONI SONO STATE MESSE PER ACCONTENTARE IL PRESIDENTE AMERICANO OBAMA E GLI EX STATI DELL'EST,  MA LA RAGIONE E IL TORTO STANNO SEMPRE A META' E LA RUSSIA TUTTI I TORTI NON LI HA.....L'HA SOSTENUTO ANCHE VELATAMENTE ENRICO MENTANA IN UNA BREVE CHIOSA DURANTE IL TG DI IERI SU LA 7.  SEGUE IL PEZZO CHE COME AL SOLITO E' PROPOSTO DA D'ANGELO



1 - Mafia Capitale: quello che la sinistra non vuole capire
2 - "Noi siamo tutti renziani". Il boss delle coop si vantava: "Arrivo a

Marino e Poletti"

Di Massimo Malpica

1 - Mafia Capitale: quello che la sinistra non vuole capire
Il mondo di Buzzi nelle intercettazioni del Ros: dal tifo per il rottamatore alla possibilità di tirare dalla sua parte il sindaco di Roma e il ministro per l'appalto Multiservizi.
Ridurre lo scandalo di Mafia Capitale ad un derby tra destra e sinistra su chi ha rubato di più, è francamente patetico; chi lo fa non si rende conto che la posta in gioco non è un titolo sui giornali o un secchiello d’acqua al proprio mulino arrugginito. In gioco c’è ben altro: la tenuta di una democrazia, la legittimità della politica come funzione sovrana, il ruolo dei partiti come strumento fondante di partecipazione alla res publica.

Per questo, di fronte ad alcune dichiarazioni di esponenti del Pd, sorge il dubbio che la sinistra italiana sia attraversata da un timor panico di fronte alla consapevolezza di non poter più rivendicare la sua presunta superiorità morale. UNA BANDA DI DESTRA? Prendete per esempio Matteo Orfini, il commissario straordinario del Pd romano ed esponente di spicco del partito nazionale; lui, baldo giovane renziano, ex figgiciotto del Mamiani (il liceo romano dei fighetti radical-chic) ed ex dalemiano, tra una dichiarazione alla stampa ed una partita alla Playstation con Renzi, ha operato una medioevale reductio ad unum della complessità dello scandalo: Mafia Capitale è “Carminati con un banda di destra”.

 Sarà come dice lui ma se uno scorre l’elenco degli arrestati scopre che la maggioranza dei politici coinvolti sono del suo partito: il Presidente del consiglio comunale di Roma (del Pd), l’assessore alle Politiche Abitative della giunta Marino (del Pd), il presidente della Commissione Patrimonio di Roma (del Pd), il Presidente di uno dei più importanti Municipi di Roma (del Pd) e il capogruppo di Scelta Democratica partito che appoggia la giunta Marino; senza contare l’ex potentissimo vice-capo di Gabinetto di Veltroni già arrestato nel giro precedente e un coinvolgimento totale di quel sistema delle cooperative rosse da sempre fonte finanziaria, elettorale e spesso clientelare della sinistra italiana.

Sono questi i componenti della “banda di destra” di cui parla Orfini? E non abbiamo dubbi che il sindaco di Roma Marino sia sincero quando dice di voler eliminare monopoli che esistono da decenni; ma in questi decenni, chi ha governato Roma? Tranne la breve, incolore ed inquietante esperienza della destra romana, ad occhio e croce diremmo la sinistra; ergo, quella “politica antica gravemente colpevole” che Marino si vanta di allontanare è quella dei suoi compagni?

La sinistra vive sotto una costante forma di rimozione della realtà; non so se i suoi esponenti facciano uso di funghi allucinogeni, certò è che sembrano vivere in un universo psichedelico. Forse sarebbe utile abbandonare il tentativo di mostrarsi sempre migliori e provare a riflettere insieme sulla crisi della politica e delle regole democratiche; sull’inadeguatezza di una parte della classe politica, sulla fine dei partiti, sulla scomparsa delle leadership, sull’eccesso di malaffare che nasce sicuramente da anime sporche ma anche da un sistema sballato dove l’oppressione dello Stato (sotto forma di dittatura burocratica) favorisce le pratiche illegali, secondo quell’assioma che dai tempi di Tacito lega la corruzione all’eccesso di leggi (“Corruptissima re publica plurimae leges”).

Allora, cari amici e compagni del Pd, aprite gli occhi: la narrazione degli “antropologicamente superiori” con cui vi hanno bevuto il cervello i vostri intellettuali, è una balla, meno vera di una striscia di fumetto. Siete come gli altri: tra voi albergano persone oneste e farabutti, persone capaci e imbecilli, persone responsabili e miseri intrallazzatori. La politica (e con essa la democrazia) non si aiuta alzando il dito medio, come fa Grillo, ma neppure con il solito indice puntato da maestrini, come fate voi.

È ora che la classe politica capisca che la crisi di legittimità democratica dei partiti è un punto di non ritorno che uccide la partecipazione e consente a poteri illegittimi di sostituirsi alla sovranità popolare; e questo non è un problema di destra o di sinistra.

2 - "Noi siamo tutti renziani". Il boss delle coop si vantava: "Arrivo a Marino e Poletti".
Il mondo di Buzzi nelle intercettazioni del Ros: dal tifo per il rottamatore alla possibilità di tirare dalla sua parte il sindaco di Roma e il ministro per l'appalto Multiservizi.
Altro giro (di carte), altro traballo della politica capitolina. L'inchiesta di Mafia Capitale sembra aver sfiorato quasi tutti i rappresentanti delle istituzioni, e a leggere una nota del Ros di luglio 2014, dedicata in buona parte ai rapporti «tra Buzzi e pubblici ufficiali dell'amministrazione capitolina», anche al netto dei rapporti leciti tra politica e coop, vien da pensare che le scosse di terremoto in Campidoglio siano tutt'altro che finite. E forse potrebbero arrivare anche un po' più in alto.

In fondo, dice Buzzi ai collaboratori, «siamo diventati tutti renziani... a me me piace Matteo Renzi, che cazzo vuoi?». Mentre nelle sue agende, sequestrate e finite agli atti, tra note come «morto Steve Jobs», spuntano appunti su Massimo D'Alema (19 gennaio 2012) e sulla cena all'Eur per i mille giorni di Nicola Zingaretti alla guida della provincia di Roma, il 28 gennaio 2011.

Quando il Campidoglio nel 2014 vuol privatizzare la controllata Multiservizi assegnando l'appalto al Cns, Buzzi si adopera per «tenere a Roma», per la sua coop, almeno parte del lavoro. «Meglio una coop di Roma che di Cesena», sintetizza. Si scatena nei contatti politici cercando consenso (per il centrodestra parla con il consigliere Quarzo e con Alemanno, che comunque erano all'opposizione), privilegiando ovviamente la maggioranza, e tra i primi contatti che riceve c'è quello di Mattia Stella, dell'ufficio di gabinetto del sindaco Marino.

Oltre all'ex presidente del consiglio comunale Mirko Coratti (Pd) e all'ex assessore Ozzimo (Pd), i carabinieri lo intercettano mentre si vanta di aver preso o fatto prendere contatti in merito al suo progetto anche con l'assessore al Patrimonio Alessandra Cattoi (tramite Ozzimo), con l'allora capogruppo Pd Francesco D'Ausilio, e persino con i consiglieri di Sel Annamaria Cesaretti e, tramite questa, con Gianluca Peciola («Già si è mosso, per fortuna, ho avuto i riscontri, avevamo concordato», spiega la Cesaretti a Buzzi).

Spunta anche il vicesindaco Luigi Nieri, sempre di Sel, che secondo Buzzi «sta cosa (probabilmente la vicenda dell'appalto, ndr ) non l'ha capita (...)», tanto che «mentre dicevo sta cosa se mi aiutava per far crescere la cooperativa, me chiedeva: “ma me puoi assume questo?”. Ma uno come fa ad assumere se tu non crei lavoro, non crei occupazione? Ti sto a chiedere proprio questo, dammi la possibilità di crescere che uno, se tu cresci, puoi anche...». Tra i contatti più stretti, poi, quelli con Luca Giansanti, capogruppo della lista Marino, ma anche dipendente Cns.

Che per il suo «doppio ruolo» viene coinvolto anche in un pranzo organizzato da Buzzi sull'Appia Antica con Ozzimo e il dirigente di Cns Pino Cinquanta, per convincerlo a lasciare a Roma una parte della «torta». Di certo Buzzi è gasato del suo lavoro di pubbliche relazioni politiche. Al dirigente Cns Forlenza racconta: «Io riesco ad arrivare anche al sindaco, diglielo a Pino (Cinquanta, ndr ) eh, io in due ore arrivo al sindaco, se devo arrivare al sindaco non c'è problema, però non mi va di arrivare fino al sindaco... ora chiudo l'opposizione (...) quelli della maggioranza so' tutti presi, quelli dell'opposizione mi manca solo Ghera e Onorato (...).

Mo' domani sto in Campidoglio, sono l'uomo del Campidoglio, io!». Proprio a Forlenza, Buzzi chiede poi di aiutarlo a «convincere» il capogruppo Pd D'Ausilio della bontà del suo progetto. Chiarendo comunque che «i rapporti con lui sono ottimi», ma immaginando che «se glielo dici tu» è anche meglio. E evocando interventi di amici potenti: «Io ancora non ho messo in campo l'artiglieria pesante, eh? Artiglieria pesante, arriva Giuliano Poletti ».

Buzzi ha una «gola profonda» che gli passa informazioni in anteprima anche sui suoi appalti. È Giampaolo De Pascali, appuntato scelto in servizio presso il reparto carabinieri della presidenza della Repubblica. Tra i due il Ros ha rilevato decine di contatti telefonici e numerosi incontri. Grazie a lui ottiene informazioni sull'aggiudicamento della gara del Cara di Castelnuovo di Porto. E Buzzi, parlando con Carminati, accenna con fare misterioso di un incontro «al Quirinale» che gli avrebbe dato dritte sull'audizione in prefettura sullo stesso centro di accoglienza.

A settembre 2013, quando De Pascali chiama Buzzi per dirgli dell'esito positivo della gara, esordisce con «la settimana prossima, champagne e ostriche!». Spiegando al capo della coop che «la persona che ho interessato era di primissimo livello». Notizia giusta, l'appalto è di Buzzi. Il carabiniere commenta: «Non avevo dubbi, ormai la situazione era blindata».

Gli inquirenti indagano i rapporti dell'ex braccio destro di Veltroni, Luca Odevaine, con i personaggi istituzionali funzionali ai suoi interessi nel campo dei centri di accoglienza. Su tutti il prefetto Mario Morcone. A luglio scorso raccomanda a Odevaine di assumere - gratis - la figlia del deputato Pd e segretario regionale Fabio Melilli. Che ieri ha plaudito al passo indietro di Marco Vincenzi, il capogruppo del Pd in consiglio regionale. Il collaboratore di Odevaine Addeo, intercettato, dice al «capo»: «Morcone mi ha scaricato una persona da prendere, lui ha detto che per il momento possiamo non pagarla, e questa è la figlia di qualcuno che interessa...».

Odevaine lo interrompe: «Be' a me no, a lui sì, comunque questo è il segretario regionale del Pd Fabio Melilli, è stato presidente della Provincia di Rieti, vicepresidente dell'Upi (...) speriamo ce chiedano poco perché sto momento... anzi è positivo se ci chiede i posti (...)». Odevaine vuole che la ragazza la prendano loro, perché, spiega, «è utile che Fabio (Melilli, ndr ) sappia che lavora da lui, poiché «fa sempre comodo capi... un legame coi partiti».

Odevaine, che potrebbe non pagarla, intende farla lavorare sulla progettazione «di quei fondi di Mineo», così «a quel punto la facciamo pagare da chi vincerà la gara, il bando su questi 3 milioni». Odevaine è anche intercettato con Melilli che gli spiega che la ragazza, Francesca, non porta il suo cognome perché lui ha sposato la madre quando Francesca aveva già un anno. Odevaine commenta: «Anche... anche meglio».

Il capo della 29 giugno e il suo «stipendiato» consulente per i flussi di migranti Luca Odevaine, chiacchierano della nomina di Morcone a capo dipartimento delle Libertà civili e l'immigrazione a giugno 2014. Odevaine si vanta di aver collaborato alla nomina di Morcone per quell'incarico: «Sì, no, perché poi io ho fatto un giro anche io su Morcone... perché ho capito che c'era quest'area perché la.. l'emergenza è un casino e non sanno con chi affrontarla, Mario è esperto, è bravo, per cui l'altro giorno sono riuscito a fare un giro (inc.) su Renzi e alla fine ieri lo hanno nominato. Infatti mi ha chiamato proprio adesso per ringraziarmi e adesso stava partendo, stava andando giù in Sicilia che oggi c'è una riunione col ministro a Catania con i prefetti ed i sindaci».

Odevaine cerca di promuovere l'ex collaboratrice della Kyenge Patrizia Cologgi a capo della neonata Agenzia per la protezione civile del Lazio. Spiega ai collaboratori che per quell'incarico la giunta di Zingaretti deve fare «una specie di bando finto per la nomina del direttore», e lui spinge per la Cologgi, che vuol coinvolgere nell'appalto del Cara di San Giuliano di Puglia (destinata alla Cascina), nominandola in commissione di valutazione.

Per questo Odevaine chiama Carlo Rosa, dirigente dell'ufficio di gabinetto del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, e marito della senatrice Pd Daniela Valentini, chiedendogli se c'è spazio per «sponsorizzare» la Cologgi. Rosa replica: «Tu hai lavorato per un po' di anni vicino a Nicola (Zingaretti, ndr ) e sai come funziona (...) arrivati a questo punto Nicola non parla, credo che abbia rimesso tutto nelle mani di Tardiola (...) io non sono della partita». Alla faccia della gara trasparente. Odevaine non molla l'osso. Chiede se «ci sono spazi per muoversi e far muovere diciamo, così, gente a supporto».

Rosa spiega che, anche per un altro possibile incarico, c'era un problema di candidature interne, che solo se ritirate avrebbero permesso di andare «al bando esterno». «E lì - attacca Rosa - sicuramente, come dire, la struttura che c'è intorno a Nicola la conosci bene, non starei a presentare io ecco, e quindi... è sicuramente in quel momento può essere il momento giusto». Odevaine chiude proponendosi d'intervenire su Zingaretti, «a parte direttamente perché non ho problemi a farlo, però anche diciamo così sentendo un po' di persone che volentieri si spendono per vari motivi».

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