Cari lettori, ecco a voi un’altra fiaba famosa, e cioè LA SIRENETTA di Hans Christian Andersen, favola bellissima e triste al contempo. E, come al solito, un po’ di analisi filologica e comparativa. Anche qui, come in Cappuccetto Rosso e in Biancaneve (ma non solo, come andremo a suo tempo ad analizzare), vediamo dei risvolti socio-psico-narrativi che hanno a che fare con il mondo degli adulti e non certo dei bambini, anche se qui le controversie riguardano quasi esclusivamente la versione Disney della fiaba.
Aggiungo solo una breve nota sulle due tesi che riguardano la nascita della fiaba in generale. Abbiamo visto come la fiaba non nasca sicuramente come racconto per i bambini, ma che lo diventi col tempo. Come per il mito, anche nelle fiabe, la dottrina più diffusa dà alla fiaba origini contadine e servili, in una parola popolane. I sostenitori di questa tesi infatti dicono che la fiaba nascesse per evadere con l’immaginazione dalla realtà della dura vita quotidiana, a causa dei continui riferimenti a Re e Regine, Principi e Principesse, draghi, orchi, fate, castelli, e così via. I sostenitori dell’origine della fiaba in ambito nobiliare, o addirittura regale, sostenevano che sono proprio quei riferimenti a un ambiente sicuramente di alto lignaggio a fare della favola una creazione di intelletti raffinati.
Esaminando l’origine delle fiabe così come si è potuto ricostruire, è difficile dare una risposta certa a una o all’altra ipotesi. Io infatti sostengo una terza tesi, e cioè che la fiaba nasca prevalentemente in ambito nobiliare, ma che sia poi divenuta patrimonio culturale delle classi più basse della società che l’hanno trasformata da racconto di puro intrattenimento e svago per nobili annoiati, in racconto moralistico destinato inizialmente agli adulti, e successivamente, previa ulteriore edulcorazione, per il passaggio finale che vedrà il mondo dell’infanzia prenderne definitivo possesso. A voi l’ardua sentenza.
M. D’ANGELO
PRIMA PARTE
In mezzo al mare l'acqua è azzurra come i petali dei più
bei fiordalisi e trasparente come il cristallo più puro; ma è molto profonda,
così profonda che un'anfora non potrebbe raggiungere il fondo; bisognerebbe
mettere molti campanili, uno sull'altro, per arrivare dal fondo fino alla superficie.
Laggiù abitano le genti del mare.
Non si deve credere che ci sia solo sabbia bianca, no!
Crescono alberi stranissimi, e piante con gli steli e i
petali così sottili che si muovono al minimo movimento dell'acqua, come fossero
esseri viventi. Tutti i pesci, grandi e piccoli, nuotano tra i rami, proprio
come fanno gli uccelli nell'aria. Nel punto più profondo si trova il castello
del re del mare. Le mura sono di corallo e le alte finestre a arco sono fatte
con ambra chiarissima, il tetto è formato da conchiglie che si aprono e si
chiudono secondo il movimento dell'acqua; sono proprio belle, perché contengono
perle meravigliose; una sola di quelle basterebbe alla corona di una regina.
II re del mare era vedovo da molti anni, ma la sua
vecchia madre governava la casa, una donna intelligente, molto orgogliosa della
sua nobiltà; e per questo aveva dodici ostriche sulla coda, quando le altre
persone nobili potevano averne solo sei. Comunque aveva grandi meriti,
soprattutto perché voleva molto bene alle piccole principesse del mare, le sue
nipotine. Erano sei graziose fanciulle, ma la più giovane era la più bella di
tutte, dalla pelle chiara e delicata come un petalo di rosa, gli occhi azzurri
come un lago profondo; ma come tutte le altre non aveva piedi, il corpo
terminava con una coda di pesce.
Per tutto il giorno potevano giocare nel castello, nei
grandi saloni, dove fiori viventi crescevano alle pareti. Le grandi finestre di
ambra venivano aperte e i pesci potevano nuotare dentro, proprio come fanno le
rondini quando apriamo le finestre, ma i pesci nuotavano vicino alle
principessine, mangiavano dalle loro manine e si lasciavano accarezzare.
Fuori dal castello vi era un grande giardino con alberi
color rosso fuoco e blu scuro; i frutti brillavano come oro e i fiori come
fiamme di fuoco, poiché steli e foglie si agitavano continuamente.
La terra stessa era costituita da sabbia finissima, ma
azzurra come lo zolfo ardente. E una strana luce azzurra avvolgeva tutto; si
poteva quasi credere di trovarsi nell'aria e di vedere il cielo da ogni parte,
invece di essere sul fondo del mare. Quando il mare era calmo si poteva vedere
il sole: sembrava un fiore color porpora dal cui calice sgorgava tutta la luce.
Ogni principessa aveva una piccola aiuola nel giardino, in
cui poteva piantare i fiori che voleva; una di loro diede alla sua aiuola la
forma di una balena; un'altra preferì che assomigliasse a una sirenetta; la più
giovane la fece rotonda come il sole e vi mise solo fiori rossi come lui.
Era una bambina strana, molto tranquilla e pensierosa; le
altre sorelle decorarono le aiuole con le cose più bizzarre che avevano trovato
tra le navi affondate, lei invece, oltre ai fiori rossi che assomigliavano al
sole, volle avere solo una bella statua di marmo, raffigurante un giovane
scolpito in una pietra bianca e trasparente, che era arrivata fin lì dopo
qualche naufragio. Vicino alla statua piantò un salice piangente di color
rossiccio, che crebbe splendidamente ripiegando i suoi freschi rami sul giovane
fino a raggiungere il suolo di sabbia azzurra, dove l'ombra diventava viola e
si muoveva come i rami stessi: sembrava così che i rami e le radici si
baciassero con dolcezza.
Non c'era per lei gioia più grande che sentir parlare del
mondo degli uomini sopra di loro; la vecchia nonna dovette raccontare tutto
quanto sapeva delle navi e delle città, degli uomini e degli animali;
soprattutto la colpiva in modo particolare il fatto che i fiori sulla terra
profumassero (naturalmente non profumavano in fondo al mare!) e che i boschi
fossero verdi e che i pesci che si vedevano tra i rami potessero cantare così
bene che era un piacere ascoltarli; erano gli uccellini, ma la vecchia nonna li
chiamava pesci, per farsi capire da loro che non avevano mai visto un uccello.
''Quando compirete quindici anni'' disse la nonna
''avrete il permesso di affacciarvi fuori dal mare, sedervi al chiaro di luna
sulle rocce e osservare le grosse navi che navigano; vedrete anche i boschi e
le città.'' L'anno dopo la sorella più grande avrebbe compiuto quindici anni,
ma le altre... già, avevano tutte un anno di differenza tra loro, e la più
giovane doveva aspettare cinque anni prima di poter risalire il mare e vedere
come viviamo noi uomini. Tra sorelle si promisero che si sarebbero raccontate
le cose più significative che avrebbero visto durante il loro primo viaggio: la
nonna non raccontava abbastanza, e c'era tanto che loro volevano sapere.
Nessuno però lo voleva quanto la più giovane, proprio lei
che doveva aspettare più a lungo e che era così silenziosa e pensierosa. Per
molte notti restava affacciata alla finestra a guardare verso l'alto,
attraverso l'acqua scura, dove i pesci muovevano le pinne e la coda. Poteva
vedere la luna e le stelle, in realtà brillavano debolmente, ma attraverso
l'acqua sembravano molto più grandi che ai nostri occhi; se qualcosa le
oscurava, come un'ombra nera, lei sapeva che forse una balena nuotava sopra di
lei, o forse era una nave con tanti uomini. Questi non immaginavano certo che
una graziosa sirenetta si potesse trovare sotto di loro tendendo verso la
carena della nave le sue bianche braccia.
La principessa più grande compì quindici anni e potè
raggiungere la superficie del mare.
Tornata a casa, aveva cento cose da raccontare, ma la
cosa più bella, secondo lei, era stato stendersi al chiaro di luna su un banco
di sabbia nel mare calmo e guardare verso la costa la grande città, piena di
luci che brillavano come centinaia di stelle, sentire la musica e il rumore
delle carrozze e degli uomini, guardare le moltissime torri e i campanili e
ascoltare le campane che suonavano. Proprio perché non sarebbe mai potuta
andare lassù, aveva soprattutto interesse per quei posti.
Oh, con che attenzione la sorellina minore ascoltò! e
quando poi a sera inoltrata andò alla finestra per guardare in alto, attraverso
l'acqua scura, pensò alla grande città con tutto quel rumore, e le sembrò di
sentire il suono della campana che arrivava fino a lei.
L'anno dopo la seconda sorella ebbe il permesso di
risalire l'acqua e di nuotare dove voleva. Si affacciò proprio quando il sole
stava tramontando, e trovò che quella vista fosse la cosa più bella. Tutto il
cielo sembrava dorato, raccontò, e le nuvole sì, la loro bellezza non si poteva
descrivere! rosse e viola avevano navigato sopra di lei, ma, molto più veloce
delle nuvole era passato come un lungo velo bianco uno stormo di cigni
selvatici, che si dirigeva verso il sole.
Anche lei aveva cominciato a nuotare verso il sole, ma
questo era scomparso e i riflessi rosati si erano spenti sulla superficie del
mare e sulle nuvole.
L'anno successivo toccò alla terza sorella; era la più
coraggiosa di tutte e risalì un largo fiume che sfociava nel mare. Vide belle
colline verdi con vigneti, castelli e fattorie che spuntavano tra bellissimi
boschi; sentì come cantavano gli uccelli, e il sole scaldava tanto che dovette
spesso buttarsi in acqua per rinfrescare il viso infuocato.
In una piccola insenatura incontrò un gruppo di bambini,
che, nudi, correvano e si gettavano in acqua; volle giocare con loro, ma questi
scapparono via spaventati; poi giunse un piccolo animale nero, era un cane ma
lei non ne aveva mai visto uno prima, e questo cominciò a abbaiarle contro,
così lei, spaventata, tornò nel mare aperto ma non potè più dimenticare quei
meravigliosi boschi, quelle verdi colline, e quei graziosi bambini che sapevano
nuotare, pur non avendo la coda di pesce.
La quarta sorella non fu così coraggiosa, restò in mezzo
al mare aperto, e raccontò che proprio lì stava il piacere, poteva guardare per
molte miglia in ogni direzione e il cielo sopra di lei le era sembrato una
grossa campana di vetro.
Aveva visto delle navi, ma da lontano, e le erano parse
simili a gabbiani; gli allegri delfini avevano fatto le capriole e le grandi
balene avevano soffiato l'acqua dalle narici, e era stato come vedere cento
fontane attorno a sé.
Venne poi il turno della quinta sorella; il suo
compleanno cadeva in inverno, e per questo vide cose che le altre non avevano
visto. Il mare appariva verde e tutt'intorno galleggiavano grosse montagne di
ghiaccio; sembravano perle, raccontò, ma erano molto più grandi dei campanili
che gli uomini costruivano. Si mostravano nelle forme più svariate e brillavano
come diamanti.
Si era seduta su una delle più grosse e tutti i naviganti
erano fuggiti spaventati dal luogo in cui lei si trovava, con il vento che le
agitava i lunghi capelli; poi, verso sera, il cielo si era ricoperto di nuvole,
c'erano stati lampi e tuoni, e il mare nero aveva sollevato in alto i grossi
blocchi di ghiaccio illuminati da lampi infuocati. Su tutte le navi si
ammainavano le vele, dominava la paura e l'angoscia, lei invece se ne stava
tranquilla sulla sua montagna di ghiaccio galleggiante e guardava i fulmini
azzurri colpire a zig-zag il mare illuminato.
La prima volta che le sorelle uscirono dall'acqua,
restarono incantate per le cose nuove e magnifiche che avevano visto, ma ora
che erano cresciute e avevano il permesso di salire quando volevano, erano
diventate indifferenti, sentivano nostalgia di casa, e dopo un mese dissero che
presso di loro c'erano in assoluto le cose più belle e che era molto meglio
stare a casa.
Molte volte, di sera, le cinque sorelle, tenendosi
sottobraccio, risalivano alla superficie; avevano belle voci, più belle di
quelle umane, e quando c'era tempesta nuotavano fino alle navi che credevano
potessero capovolgersi, e cantavano dolcemente di come era bello stare in fondo
al mare e pregavano i marinai di non aver paura di arrivare laggiù (questo
passaggio ricorda molto da vicino il mito delle Sirene, descritte nell’Odissea
di Omero, che in quel caso però erano esseri malvagi); ma questi non erano
in grado di capire le loro parole, credevano fosse la tempesta e non riuscivano
comunque a vedere le bellezze del fondo del mare, perché quando la nave
affondava, gli uomini affogavano e arrivavano al castello del re del mare già
morti.
Quando le sorelle, di sera, a braccetto, salivano sul
mare, la sorellina più piccola restava tutta sola e le osservava; sembrava che
volesse piangere, ma le sirene non hanno lacrime e per questo soffrono molto di
più.
''Ah, se solo avessi quindici anni'' esclamava. ''So bene
che amerei quel mondo che è sopra di noi e gli uomini che vi abitano e vi
costruiscono!''
Finalmente compì quindici anni.
''Adesso sei grande anche tu!'' disse la nonna, la
vecchia regina vedova.
''Vieni! Lascia che ti adorni, come le tue sorelle'' e le
mise una coroncina di gigli bianchi sui capelli, ma ogni petalo di fiore era
formato da mezza perla; poi la vecchia fissò sulla coda della principessa otto
grosse ostriche, per mostrare il suo alto casato.
''Ma fa male!'' disse la sirenetta.
''Bisogna pur soffrire un po' per essere belli!'' rispose
la vecchia.
Oh! Come avrebbe voluto togliersi di dosso tutti quegli
ornamenti e quella pesante corona! I fiori rossi della sua aiuola la avrebbero
adornata molto meglio, ma non osò cambiare le cose. ''Addio!'' esclamò, e salì
leggera come una bolla d'aria attraverso l'acqua.
Il sole era appena tramontato quando affacciò la testa
dall'acqua, tutte le nuvole però ancora brillavano come rose e oro; nel cielo
color lilla splendeva chiara e bellissima la stella della sera; l'aria era mite
e fresca e il mare calmo. C'era una grande nave con tre alberi, ma una sola
vela era tesa perché non c'era il minimo soffio di vento; tra le sartie e i
pennoni (La sàrtia è la cima utilizzata nelle imbarcazioni a vela per sorreggere
l'albero; il pennone indica una robusta asta in legno, perpendicolare
all'albero, destinata a sostenere le vele quadre di un'imbarcazione) stavano seduti i marinai.
C'era musica e canti e man mano che scendeva la sera si
accendevano centinaia di luci multicolori. Sembrava che ondeggiassero nell'aria
le bandiere di tutte le nazioni. La sirenetta nuotò fino all'oblò di una cabina
e ogni volta che l'acqua la sollevava, vedeva attraverso i vetri trasparenti
molti uomini ben vestiti; il più bello di tutti era però il giovane principe (ci
risiamo, direte voi… Beh, si tratta pur sempre di una favola, e quindi non può
mancare il principe), con grandi occhi neri: non aveva certo più di sedici
anni e compiva gli anni proprio quel giorno.
Per questo c'erano quei festeggiamenti! I marinai
ballavano sul ponte e quando il giovane principe uscì, si levarono in aria più
di cento razzi che illuminarono a giorno. La sirenetta si spaventò e si rituffò
nell'acqua, ma poco dopo riaffacciò la testa e le sembrò che tutte le stelle
del cielo cadessero su di lei. Non aveva mai visto fuochi di quel genere.
Grandi soli giravano tutt'intorno, bellissimi pesci di fuoco nuotavano
nell'aria azzurra, e tutto si rifletteva nel bel mare calmo.
Anche sulla nave c'era tanta luce che si poteva vedere
ogni corda, e naturalmente gli uomini. Com'era bello quel giovane principe!
Dava la mano a tutti, ridendo e sorridendo, mentre la musica risuonava nella
splendida notte.
Era ormai tardi, ma la sirenetta non seppe distogliere lo
sguardo dalla nave e dal bel principe. Le luci variopinte vennero spente, i
razzi non vennero più lanciati in aria, non si sentirono più colpi di cannone,
ma dal profondo del mare si sentì un rombo, e lei intanto si faceva dondolare
su e giù dall'acqua, per guardare nella cabina; ma la nave prese velocità, le
vele si spiegarono una dopo l'altra, le onde si fecero più grosse, comparvero
grosse nuvole e da lontano si scorsero dei lampi. Sarebbe venuta una terribile
tempesta!
Per questo i marinai ammainarono le vele. La grande nave
filava a gran velocità sul mare agitato, l'acqua si alzò come grosse montagne
nere che volevano rovesciarsi sull'albero maestro, la nave si immerse come un
cigno tra le alte onde e si fece sollevare di nuovo dall'acqua in movimento. La
sirenetta pensò che quella fosse una bella corsa, ma i marinai non erano della
stessa opinione; la nave scricchiolava terribilmente, le assi robuste cedevano
sotto quei forti colpi, l'acqua colpiva la carena, l'albero maestro si spezzò
come fosse stato una canna; la nave si piegò su un fianco, e l'acqua subito la
riempì.
Allora la sirenetta capì che erano in pericolo, lei
stessa doveva stare attenta alle assi e ai relitti della nave che galleggiavano
sull'acqua. Per un attimo fu talmente buio che non riuscì a vedere nulla,
quando poi lampeggiò divenne così chiaro che riconobbe tutti gli uomini della
nave; ognuno se la cavava come poteva; lei cercò il principe e lo vide scomparire
nel mare profondo, proprio quando la nave affondò. Al primo momento fu molto
felice, perché lui ora sarebbe sceso da lei, ma poi ricordò che gli uomini non
potevano vivere nell'acqua, e che anche lui sarebbe arrivato al castello di suo
padre solo da morto. No, non doveva morire! Nuotò tra le assi e i relitti della
nave, senza pensare che avrebbero potuto schiacciarla, si immerse nell'acqua e
risalì tra le onde finché giunse dal giovane principe, che quasi non riusciva
più a nuotare nel mare infuriato.
Cominciava a indebolirsi nelle braccia e nelle gambe, gli
occhi gli si chiusero; sarebbe certo morto se non fosse giunta la sirenetta.
Lei gli tenne la testa sollevata fuori dall'acqua e con lui si lasciò
trasportare dalla corrente dove capitava.
Al mattino il brutto tempo era passato; della nave non
era rimasta traccia, il sole sorgeva rosso e risplendeva sull'acqua; fu come se
le guance del principe riacquistassero colore, ma gli occhi rimasero chiusi. La
sirena lo baciò sulla bella fronte alta e carezzò indietro i capelli bagnati (abbiamo
qui un’inversione di ruoli nel famoso bacio dato dai principi alle principesse,
il ché naturalmente non toglie niente al fascino della storia); le sembrò
che assomigliasse alla statua di marmo che aveva nel suo giardinetto, lo baciò
di nuovo e desiderò con forza che continuasse a vivere.
Poi vide davanti a sé la terra ferma, alte montagne
azzurre sulla cui cima la bianca neve risplendeva come ci fossero stati candidi
cigni; lungo la costa si stendevano bei boschi verdi e proprio lì davanti si
trovava una chiesa o un convento, non sapeva bene, ma era un edificio. Aranci e
limoni crescevano nel giardino e davanti all'ingresso si alzavano delle palme;
il mare disegnava lì una piccola insenatura, calmissima ma molto profonda, fino
alla scogliera dove c'era sabbia bianca e sottile. Lei nuotò là col suo bel
principe, lo posò sulla sabbia e si preoccupò che la testa fosse sollevata e
rivolta verso il caldo sole.
Suonarono in quel momento le campane di quel grande
edificio bianco, e molte ragazze comparvero nel giardino. Allora la sirenetta
si ritirò nuotando, dietro alcune alte pietre che spuntavano dall'acqua, si
mise della schiuma tra i capelli e sul petto affinché nessuno la vedesse e
aspettò che qualcuno andasse dal povero principe. Non passò molto tempo e una
fanciulla si avvicinò, si spaventò molto, ma solo per un attimo, poi andò a
chiamare altra gente, e la sirena vide che il principe tornò in vita e sorrise
a quanti lo circondavano, ma non sorrise a lei, anche perché non sapeva che era
stata lei a salvarlo.
Si sentì molto triste e quando lo ebbero portato dentro
quel grande edificio, si reimmerse dispiaciuta nell'acqua e tornò al castello
del padre. Se era sempre stata calma e pensierosa, ora lo fu molto di più. Le
sorelle le chiesero che cosa avesse visto la prima volta che era stata lassù,
ma lei non raccontò nulla.
Per molte volte al mattino e alla sera, risalì fino al
punto in cui aveva lasciato il principe. Vide che i frutti del giardino erano
maturi e venivano colti, vide che la neve si scioglieva dalle alte montagne; ma
non vide mai il principe e così se ne tornava a casa ogni volta sempre più
triste.
La sua unica consolazione era quella di andare nel suo
giardinetto e di abbracciare la bella statua di marmo che assomigliava al
principe; non curava più i suoi fiori, che crescevano in modo selvaggio anche
sui viali e intrecciavano i loro steli e le foglie con i rami degli alberi,
così che c'era molto buio.
Alla fine non resse più, raccontò tutto a una sorella, e
così anche le altre ne furono subito al corrente, ma poi nessun altro fu
informato, eccetto poche altre amiche che pure non lo dissero a nessuno se non
alle loro amiche più intime.
Una di loro sapeva chi fosse quel principe, anche lei
aveva visto la festa sulla nave e sapeva da dove veniva e dov'era il suo regno.
''Vieni, sorellina!'' dissero le altre principesse e,
tenendosi sotto braccio, risalirono il mare fino al punto in cui si trovava il
castello del principe.
Questo era fatto di una lucente pietra gialla, aveva
grandi scalinate di marmo, una delle quali scendeva fino al mare. Splendide
cupole dorate si innalzavano dal tetto, e tra le colonne che circondavano
l'intero edificio si trovavano statue di marmo, che sembravano vive.
Attraverso i vetri trasparenti delle alte finestre si
poteva guardare in saloni meravigliosi, con preziose tende di seta e tappeti,
con grandi quadri alle pareti che erano proprio divertenti da guardare. In
mezzo al salone si trovava una fontana con lo zampillo che arrivava fino alla
cupola di vetro del soffitto, attraverso la quale il sole faceva luccicare
l'acqua e le belle piante che vi crescevano dentro. Ora lei sapeva dove abitava
il principe e vi tornò per molte sere, nuotava molto vicino alla terra, come
nessun altro aveva osato fare, risaliva addirittura lo stretto canale fino alla
magnifica terrazza di marmo che gettava una grande ombra sull'acqua.
Qui si metteva a guardare il giovane principe, che
credeva di trovarsi tutto solo al chiaro di luna. Lo vide molte volte navigare
in una splendida barca, con la musica e le bandiere al vento, allora si
affacciava tra le verdi canne e il vento le sollevava il lungo velo argenteo, e
se qualcuno la vedeva poteva pensare che fosse un cigno a ali spiegate.
Per molte notti sentì i pescatori, che stavano in mare
con le lanterne, parlare molto bene del principe, e fu felice di avergli
salvato la vita quella volta che era quasi morto e si era abbandonato alle
onde; pensò anche al capo che aveva riposato sul suo petto, e con quanta dolcezza
lo aveva baciato, ma lui non ne sapeva niente e non poteva neppure sognarla.

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