lunedì 1 giugno 2015

COMMENTO ALLE ELEZIONI REGIONALI E DUE OPINIONI SUL NUOVO PRESIDENTE DELLA CAMPANIA, BY D'ANGELO ( E DEL BLOGGER )

UNA BELLA BATTUTA D'ARRESTO PER MATTEO RENZI,  QUESTE SONO STATE LE ELEZIONI LOCALI,  UNA VITTORIA PER MATTEO SALVINI,  UN TRACOLLO PER FORZA ITALIA  UN POCHINO NASCOSTO DAL SUCCESSO DI TOTI IN LIGURIA, CON L'AIUTINO DELLA SINISTRA RADICALE CHE HA AFFOSSATO LA PAITA,  IL M5S DA QUANDO GRILLO URLA MENO E LASCIA I BRAVI DI MAIO E DI BATTISTA IN TV SI STA RIPRENDENDO I CONSENSI LASCIATI PER STRADA LO SCORSO ANNO ALLE EUROPEE.  MOSTRUOSO IL RISULTATO DI ZAIA IN VENETO, UN OTTIMO GOVERNATORE PREMIATO OLTRE IL VOTO DI OPINIONE.
MI SI PERMETTA UNA CHIOSA : NON SI PUO' USCIRE INDENNI ALLE ELEZIONI QUANDO COME HA FATTO RENZI, SI TOCCANO CERTE CHIESE INVIOLABILI....SINDACATI, SCUOLE , INSEGNANTI,  QUANDO SI CAMBIANO LE COSE E' INEVITABILE PAGARE IN TERMINI DI CONSENSI,  IO RESTO SEMPRE CONVINTO CHE IL MIO MATTEO SIA QUELLO GIUSTO E CHE L'ALTRO SIA UNA CONTROFIGURA MAL RIUSCITA DI MARINE LE PEN .
POI IL GRAN CONSENSO DELLA LEGA ANCHE IN CENTRO ITALIA NON PUO' ESIMERSI DAL FATTO CHE LA MAGGIORANZA DEGLI  ITALIANI VEDE CON FASTIDIO L'ARRIVO DEI BARCONI,  I PROFUGHI SBATTUTI IN ALBERGHI O CASE A VEGETARE IN ATTESA DI UN PERMESSO DI SOGGIORNO E NON NE POSSONO PIU' MANCO DELLA MICROCRIMINALITA'  CHE RUBA E TRUFFA A TUTTO SPIANO.
IL MALESSERE SI ESPRIME VOTANDO IN MODO RADICALE CONTRO O NON VOTANDO, IN POCHE RIGHE QUESTO E' SUCCESSO....
POI C'E' IL FENOMENO DE LUCA,  NE PARLA D'ANGELO CHE RIPORTA ANCHE DUE OPINIONI CONTRAPPOSTE

MAURO NOVO
MAURO AT LARGE 








DE LUCA - 2 OPINIONI A CONFRONTO. Il mio parere è che in uno Stato dove più del 90% delle sentenze di primo grado vengono totalmente ribaltate in 2' grado e in Cassazione, e dove vige una legge, la Severino, assolutamente anti Costituzionale per diversi aspetti (non ultimo la retroattività), dire che è incandidabile uno come De Luca può essere una visione delle cose così come la tesi contraria. Io non mi esprimo: dico solo che la ragione e il torto si mescolano in modo da creare la più assoluta confusione. Ma Renzi qualche ragione ce l'ha per procedere con la sua testa.

MAURIZIO D'ANGELO

1 - Contro il putridume politicamente corretto dei presentabili, viva lo sceriffo!
di Giuliano Ferrara (il Foglio)

2 - Regionali 2015: De Luca impresentabile?

A Renzi bastava non candidarlo
di Peter Gomez (il Fatto Quotidiano)


1 - Viva lo sceriffo!
di Giuliano Ferrara (il Foglio)
Non serviva il certificato di idoneità prodotto venerdì da Rosy Bindi, era già chiaro per i motivi seguenti che Vincenzo De Luca non è un candidato, è un Supercandidato. Ha fatto cose quasi impossibili per Salerno, è oggetto delle attenzioni cattive e banali di alcuni pm e di alcuni giornalisti ammanettati al giustizialismo de’ noantri, è un combattente senza paura e con tutte le macchie necessarie a fare buona politica in una pessima società civile, ma strafottendosene.

E’ ‘nu ddio, per un mascalzone come me. E’ un tipo da cunto de li cunti. Era già chiaro, ma dopo la pubblicazione di una sua antologia ragionata sulla Stampa di venerdì, raccolta da quel grande  critico letterario che è Mattia Feltri, bè, è più che chiaro, è lampante, abbagliante verità.
Ho timore di dargli il bacio della morte, ma essendomi andata bene con Bush, Ratzinger, Napolitano, Berlusconi e Renzi, per vent’anni tondi and counting, ed essendo ora De Luca il candidato doppio di Matteo e del Cav., che lo ha elogiato con tatto squisito per la sua presentabilità eleggibile, un bacino pudico voglio inviarglielo.

 Stefano Caldoro va benissimo, è un socialista rimasto sempre giovane e modesto, ahi molto, troppo modesto, e ha fatto o non ha fatto tra il lusco e il brusco. Ma De Luca è di un’altra razza politica. Ha l’aria di conoscere il territorio, di sapersi destreggiare con cuore docile e mano ferma tra bene e male, irride i miti facili (“La moralità… Enrico Berlinguer… Così moriamo.

Fra gli applausi, ma moriamo”); ha fair play (“Che Dio maledica Crozza, devo dire che la sua è una performance straordinaria”); è sovranamente sarcastico e aforistico (“Casaleggio? Uno che dopo i cinquant’anni sta lì tutte le mattine a farsi la permanente è capace di ogni delitto”); liquidatorio (“Grillo? Sta con il panzone al sole nella villa di Marina di Bibbona, poi mette gli occhiali Ray Ban a specchio e va a fare le consultazioni… ohei… che siamo al teatro? Al circo equestre?”); è bipartisan (“Gasparri? E’ una strana mescolanza di umano e di pinguino”); è scientifico, preciso, chirurgico (“I giornalisti? Cialtroni imbecilli sfessati e pinguini”): ve l’ho detto, è ‘nu ddio.

De Luca è un italiano diverso dagli altri che si fingono diversi essendo essi comuni. Viene dalla Repubblica dei partiti, e non lo nasconde. E’ un capopopolo campano, e lo lascia intuire. Conosce l’arte di attuare opere, è operativo per dirla con il linguaggio del management contemporaneo, e magari nutre perfino alti ideali senza parere, senza vanagloria, senza affettazione.

Merita l’odio cieco e un po’ sordido dei manettari, l’affetto botticelliano della Boschi, il mio voto. Vorrei prendere la residenza a Casal di Principe o a Napoli per poterlo esercitare senza esitazione in suo favore. L’elezione di De Luca a presidente sarebbe, con il doppio patrocinio imbarazzato di Renzi e Berlusconi, la realizzazione di tutti i miei sogni, un nuovo sonoro sberleffo al putridume politicamente corretto dei presentabili.

E rinascerebbe la speranziella di una gestione utile della “nazione napoletana” (citazione da un aureo libretto di Gigi Di Fiore), ché più di questo non è dato immaginare, e di una terra in cui dissimulazione onesta, masaniellismo e senso borbonico dell’autorità si sposano in un clamoroso same-sex mariage.

2 - Regionali 2015: De Luca impresentabile? A Renzi bastava non candidarlo
di Peter Gomez (il Fatto Quotidiano)
Non ci volevano né Rosy Bindi, né la Commissione Antimafia per dire che è impresentabile chi, come Vincenzo De Luca, è imputato di concussione, truffa e associazione per delinquere, avendo per giunta accumulato una condanna in primo grado a un anno per abuso d’ufficio. In Italia, però, a essere rivoluzionaria ormai non è più la verità. Per far scandalo bastano le banali ovvietà. Per questo vale la pena di spendersi in qualche considerazione sui diritti e i doveri di coloro i quali pretendono di amministrare la cosa pubblica nel Paese più corrotto d’Europa.

Fare politica non è un obbligo. È solo una scelta che ciascun cittadino può fare sapendo che dal quel momento in poi andrà in contro a onori e oneri maggiori rispetto a quelli dei suoi connazionali.
Il garantismo deve valere sempre nelle aule di tribunale, dove l’imputato va considerato non colpevole fino a sentenza definitiva. In politica, invece, devono prevalere criteri di normale prudenza: tra chi è specchiato e chi ha addosso una macchia, candido il primo e non il secondo. Dire di un amministratore locale o nazionale “però lo hanno votato”, come è accaduto con De Luca dopo le primarie, non ha senso.

La selezione andava fatta prima, dalle segreterie nazionali e locali, dalle sezioni e dai circoli. Escludere dalle liste un imputato, un prescritto, un condannato non definitivo, o anche chi senza essere nemmeno sotto inchiesta ha frequentazioni abituali con esponenti della criminalità organizzata, non è una decisione giustizialista che va a ledere un diritto del candidato. È una libera scelta della politica che serve per mettere la collettività al riparo dal rischio di ritrovarsi un delinquente conclamato in una posizione di comando.

Ovviamente se questa esclusione non è prevista dalla legge (ma nel caso di De Luca la legge che rende la sua presenza in lista inopportuna c’è e si chiama Severino) criteri simili posso essere adottati dai partiti solo su base volontaria. E questo è proprio quello che è accaduto il 24 settembre dello scorso anno, quando la Commissione Antimafia ha votato all’unanimità un codice etico di autoregolamentazione con cui le varie formazioni si impegnavano a non candidare chi fosse stato rinviato a giudizio anche per reati come la concussione e la corruzione (ma non l’abuso di ufficio).

Potevano i partiti non approvare quel documento? Certamente. Ma visto che lo hanno fatto, il minimo che si può pretendere da loro è la coerenza. Il rispetto della parola data.
E invece in gennaio i vertici del Pd hanno permesso a De Luca di partecipare alle primarie sebbene fosse sotto processo da tempo per concussione e altri gravi reati (il fatto che abbia rinunciato all’eventuale prescrizione non cambia di una virgola la questione). E nessuno ha pensato di depennarlo anche quando è arrivata la condanna a un anno per abuso, circostanza che da sola basterà per far scattare la sua sospensione dal Consiglio regionale.

Ecco allora perché i fedelissimi di Matteo Renzi hanno torto quando definiscono “barbarie” la lista di impresentabili stilata dall’Antimafia. L’Italia, come ha ben compreso il presidente Sergio Mattarella, se vuole davvero “cambiare verso” deve ripartire dalla questione morale. Le leggi e i giudici da soli non bastano. C’è bisogno di una politica che dia il buon esempio, anche a costo di far uscire momentaneamente di scena chi poi al termine dei processi verrà forse assolto. Amministrare la cosa pubblica, lo dicevamo, non è un obbligo. Non è una prescrizione medica. È un onore. Sarebbe il caso che chi lo fa si sforzi finalmente di dimostrare di esserne degno.

1 commento:

  1. Renzi non ha toccato chiese inviolabii come il sindacatoo. ha fregato i lavoratori. E loro hanno ricambiato non votandolo

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