L’ECCIDIO DEI NOVE MARTIRI DI CRESCENTINO
1944-2014
Venerdì 8 settembre 1944, alle 8.45 del mattino, nove civili
furono uccisi per rappresaglia nazifascista davanti alla stazione
di Crescentino. L’eccidio avrebbe segnato la storia e la memoria
futura della popolazione, che allora soffriva per la fame, per il
freddo e per il controllo poliziesco del territorio e comprendeva
1500 sfollati provenienti dai grandi centri bombardati.
A fine agosto 1944, in città, erano stati catturati 35 civili in risposta ad
un’azione partigiana e incarcerati. Dopo la mediazione del parroco
di Sulpiano, don Giuseppe Balossino, e di Joseph Steiner, un
tedesco che aveva sposato una crescentinese, il colonnello Buch
di stanza a Vercelli (comandante della zona di sicurezza 23) e i
capi fascisti avevano deciso di liberare venti ostaggi. Ne restavano
in prigionia ancora quindici. Allora, i partigiani di una brigata che
aveva sede a Verrua Savoia (poi, confluirà nella VII Divisione
Autonoma Monferrato) decisero, per la sera del 7 settembre, di
effettuare un colpo di mano al caffè della stazione dove, come un
informatore aveva detto loro, si recavano alcuni soldati tedeschi,
addetti alla requisizione di fieno e bovini per l’esercito e stanziati
presso la cascina Alemanno.
Sarebbe stato possibile prenderne uno in ostaggio e proporre alle
autorità uno scambio. Nel locale, gestito da Edoardo Castagnone,
alle 21, irruppero i partigiani. Al “mani in alto”, un tedesco reagì
sparando. Nello scontro che ne seguì un milite fu ucciso e un altro
ferito. La squadra partigiana tornò velocemente all’accampamento,
ma dopo qualche ora giunsero le Brigate Nere di Vercelli per
rastrellare ostaggi (per un tedesco ucciso – dieci italiani).
Quella fu una lunga notte; gli arrestati furono moltissimi e detenuti
alle Scuole Elementari di Crescentino. All’alba, sopraggiunsero la
Polizia tedesca e le SS italiane incaricate di eseguire la fucilazione
alla stazione. Era arrivato il momento della vendetta e di dare una
lezione al paese dei ribelli! La scelta dei nove civili non fu casuale.
Erano perlopiù legati alla Resistenza e certamente ci furono spie
che li segnalarono ai nazifascisti. Joseph Steiner fece da mediatore
cercando di scagionare altri crescentinesi, tra questi Giuseppe
Borgondo mutilato di guerra nella campagna di Russia e Guglielmo
Alemanno, padre di quattro figli e reduce di guerra.
In un clima di terrore, alle ore 8, gli ostaggi furono sistemati lungo la
staccionata del gioco delle bocce, con la schiena rivolta al plotone
di esecuzione. All’ordine di fare fuoco, Michele Schiavello tentò di
scappare, ma invano. Tutti vennero falciati e finiti con il colpo di
grazia. Fino a nuovo ordine, le vittime avrebbero dovuto restare per
48 ore sul piazzale, ma Steiner intervenne nuovamente con i capi
nazifascisti perché il giorno successivo si svolgessero i funerali.
Il parroco, don Casetti (purtroppo a fucilazione avvenuta) riuscì a
somministrare l’estrema unzione.
“Per le vie del paese non si udivano che scoppi di pianto, singhiozzi
sommessi, ma soprattutto accenti di maledizioni per gli autori di
tanto scempio... La sera del 9 ebbero luogo i funerali solennissimi e
gratuiti”. Intensa la partecipazione alle esequie; molti accorsero dai
paesi vicini, anche se per venire a Crescentino si correvano reali
pericoli e vollero testimoniare con la presenza l’affetto per i Nove
Martiri. Vennero, subito, chiamati così: Enrico Marsili, Michele
Schiavello, Eugenio Lento, Ettore Graziano, Giacomo Petazzi,
Giovanni Pigino, Edoardo Castagnone, Giuseppe Arena, Mario
Rondano. Il più giovane aveva 18 anni, il più anziano 60.
Settanta anni sono passati da quel lontano giorno, anni di pace
garantiti dalla Costituzione repubblicana, progressi sociali e politici,
ma anche ombre e violenze nel lungo periodo, che purtroppo
costellarono e costellano la storia dell’Italia. Ad esempio, fece
discutere l’affare legato all’armadio della vergogna scoperto a
Roma, nel 1994 in palazzo Cesi (sede della magistratura militare).
Qui, era confluito anche il fascicolo della rappresaglia dell’8
settembre ’44.
Ricordiamo i Martiri di Crescentino perché furono partecipi
della lotta per libertà della patria dallo straniero e per una
nuova Italia democratica.
Crescentino, 31 maggio 2014
Marilena VITTONE
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Sezione di Crescentino

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