venerdì 2 gennaio 2026

L'UNIONE TRA LAMPORO E CRESCENTINO : COMUNITA, APPARTENENZA E FUTURO. UNA RIFLESSIONE POSSIBILE - UN NUOVO POST DI GOFFREDO DI SAN MARTINO

 DOPO CIRCA UN MESE RITORNA  GOFFREDO DI SAN MARTINO CON UNA RIFLESSIONE ATTUALE  SULL'UNIONE ( ACCORPAMENTO ) TRA I COMUNI DI LAMPORO E CRESCENTINO


Lamporo e Crescentino: comunità, appartenenza e futuro. Una riflessione possibile

 
Lamporo è un piccolo paese di circa cinquecento abitanti, un luogo dove la vita scorre ancora al ritmo dei rapporti quotidiani, dei volti che si conoscono da sempre, delle storie che si incrociano, dove le relazioni hanno ancora il sapore dei saluti per strada e della memoria condivisa. Negli ultimi giorni, la comunità è stata attraversata da una fase amministrativa complessa: il sindaco in carica è stato messo in minoranza e, successivamente, ha scelto di rassegnare le dimissioni. Le interpretazioni, come accade spesso nei piccoli centri, si dividono: c’è chi parla di lavori ritenuti non necessari, chi invece ipotizza ambizioni personali. Non è questa la sede per attribuire responsabilità o giudizi; ciò che importa davvero è che, indipendentemente dalle opinioni, questo episodio ha riportato al centro dell’attenzione una questione più ampia: che futuro può avere una realtà così piccola nell’Italia di oggi?
 
In un Paese in cui il calo demografico è ormai una realtà strutturale – nascono meno bambini, aumentano gli anziani e i giovani si spostano verso centri più grandi – anche una comunità già di per sé esigua come Lamporo si trova inevitabilmente a interrogarsi. Questo processo, già evidente nelle grandi aree interne del Paese, colpisce ancor più duramente i comuni con poche centinaia di abitanti. Il declino demografico significa meno residenti a sostenere i servizi, meno risorse economiche, meno possibilità di mantenere in vita strutture essenziali. Le ricadute non sono solo numeriche, ma sociali: una scuola che chiude non è solo un edificio inutilizzato, ma è una presenza che scompare dalla quotidianità del paese; ogni famiglia che se ne va è un pezzo di memoria e di futuro che si allontana.
 
Lamporo negli anni ha già dovuto rinunciare a parti significative della sua autonomia materiale: non esiste una scuola, e i bambini frequentano gli istituti di Crescentino; non c’è una farmacia, e chi ne ha bisogno è costretto a spostarsi; anche la banca, un tempo presente, ha cessato la propria attività. I servizi religiosi, sanitari, postali e di sicurezza sono già riferiti in gran parte a Crescentino. È però importante sottolinearlo: Lamporo non è un paese senza economia o senza vitalità. Al contrario, sul territorio operano due riserie, testimonianza viva di una tradizione agricola e produttiva radicata, che lega la comunità alla storia della pianura vercellese. C’è poi un ristorante rinomato, “A Casa di Ale”, conosciuto anche fuori dal territorio comunale per la sua Panissa e per una cucina che unisce carattere locale e qualità. Esiste una tabaccheria/alimentari, punto di riferimento quotidiano e luogo d’incontro sociale oltre che commerciale. Piccole presenze che però significano tanto: economie di prossimità, custodia del territorio, quotidianità che tiene insieme una comunità.
 
Parlare di un possibile accorpamento con Crescentino non significa necessariamente “perdere qualcosa”. È naturale che molti lamporesi guardino a questa ipotesi con timore o diffidenza: il senso di appartenenza è una ricchezza, e una comunità non è fatta solo di numeri ma di memoria, tradizione e fisionomia collettiva. Tuttavia, la riflessione non può ignorare il contesto. Crescentino, con i suoi circa settemilaseicento abitanti, dispone di una struttura amministrativa più ampia, servizi consolidati, uffici in grado di gestire pratiche e progettualità più articolate. Unire le forze, in un tempo di riduzione della spesa pubblica, potrebbe significare non solo risparmiare sulle indennità degli organi comunali, ma garantire maggiori opportunità di sviluppo e accesso a bandi provinciali, regionali ed europei. Dove un comune di 500 abitanti fatica, una realtà più grande può competere.
 
Non si tratterebbe di cancellare Lamporo, bensì di fondere storie, non cancellare ciò che rende un paese riconoscibile. Un percorso non dissimile da quello che riguarda, ad esempio, San Genuario, un borgo che mantiene la propria riconoscibilità e le proprie tradizioni pur facendo parte della cornice territoriale crescentinese. Ciò significa mantenere autonomia culturale e sociale, organizzare manifestazioni locali, preservare feste patronali, riti civili e religiosi, valorizzare la propria storia, ma con un’amministrazione più forte alle spalle. Continuare a essere comunità, potendo però contare su una rete più ampia di servizi e opportunità.
 
La parola “frazione”, nel linguaggio comune, sa di margine, di distacco, di subalternità. “Borgata”, invece, contiene un’idea più profonda: luogo con un nome proprio, una storia, un’anima condivisa. In questo senso, Lamporo potrebbe diventare una borgata di Crescentino senza rinunciare a se stessa. Non si tratterebbe di togliere dignità a un territorio, ma di offrirgli una prospettiva di continuità. Perché il rischio non è l’accorpamento: il rischio vero è l’isolamento. Un paese che non cresce, non si rinnova, non riesce più a trattenere i giovani, rischia di diventare un luogo dove si vive guardando indietro invece che avanti. E questo Lamporo non lo merita.
 
Lamporo ha radici solide, una storia che conta, luoghi del cuore e attività che resistono. Ma per continuare a essere comunità deve anche immaginare un futuro possibile. L’accorpamento non deve essere visto come una resa, bensì come un atto di responsabilità, un modo per proteggere ciò che si è stati e garantirsi la possibilità di esistere ancora, domani. I tratti distintivi di un paese non si perdono quando si uniscono le forze: si indeboliscono solo quando smettono di evolversi.
 
Se Lamporo saprà guardare con coraggio oltre i confini comunali, forse scoprirà che anche una realtà piccola può costruire il proprio domani senza restare isolata.
 
Goffredo di San Martino
 

27 commenti:

  1. Eh… mettiamola così: quanto ci guadagna Crescentino?

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    1. Io direi che Crescentino non ci guadagna, aumenterebbe il territorio comunale e gli abitanti e avrebbe piu' voce in provincia, tutto qui, Lamporo ci guadagnerebbe di piu',

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    2. Signor Novo, non credo proprio. P.S. Non lego più i commenti sfavorevol: dove sono finiti?

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    3. I commenti sfavorevoli ci sono tutti. Le ricordo poi che io non sono l'autore del post. Nei commenti dovete rivolgervi a Goffredo non a me.

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    4. Blogger, non parli di cose che non sa, Crescentino ci guadagnerebbe eccome le fusioni vengono ben indennizzate… Circa 1 milione di euro all’anno Per almeno una decina d’anni, Crescentino guadagnerebbe contribuenti Lamporo perderebbe la sua centenaria storia ed identità

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    5. Eccolo il motivo!

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  2. Che bello nascondersi dietro l’anonimato e sparare cazzate e mezze sentenze, tutti bravi.
    Gerardo

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    1. cazzate? Esprimere opinioni in modo educato e ben scritto non e' sparare cazzate

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    2. Inoltre potrebbe essere veritiero, quello che scrive, peccato che, il commento da lei espresso le si cuce perfettamente addosso. Vero anonimo Gerardo?

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    3. Eh no, caro blog io mi chiamo veramente Gerardo… Vuole anche il cognome e il codice fiscale?

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  3. Bella fantasia, ma cosa ne pensano gli abitanti di Lamporo? forse è proprio per questo che il Comune si è disgregato, un Sindaco non lamporese, molto collegato al Comune di Crescentino, che potrebbe voler la fusione.

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    1. Ah ecco, adesso si spiegano un po di cose.

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    2. Non fate fantapolitica. Il sindaco non si sarebbe mai dimesso se non costretto dalla sua stessa maggioranza

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    3. Quale Fanta politica 2 + 2 fa quattro… Una dimissione di Massa della maggioranza vuol dire che c’è qualcosa dietro… Ed uscendo queste notizie a poco più di una settimana, Poi da un Editore anonimo ma che conosce molto bene i meccanismi politici da come scrive si evince che qualcosa di Vero può esserci, visto anche commenti Dei giorni scorsi di parenti di politici che parlavano di fusione forse forse qualcosa di Vero può esserci, come si dice a pensar male si fa peccato, ma molte volte ci si azzecca

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    4. Editorialista.. non editore. L 'editore sono io. E non e' una notizia. E' un lettore che si diletta a mandare delle disamine in un cui esprime opinioni e idee. Vi prego tutti di leggere bene

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    5. Cosa c’è da leggere bene? Che e nell aria la fusione tra Crescentino e Lamporo.

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    6. Se il sindaco voleva arrivare a fine mandato, chi è secondo voi chi vuole la fusione? I dimissionari?

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    7. Mai avrei pensato che una semplice opinione espressa bene in forma scritta causasse tanti commenti...non solo qui ma anche su fb.

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  4. Infatti è sbagliato scrivere che ha scelto di dimettersi.non ha avuto scelta visto che 6 su 7 consiglieri della maggioranza si sono dimessi

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  5. Il sindaco non si è dimesso! Semplicemente decaduto. Era successo anche a Greppi

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    1. Non è proprio la stessa cosa, a Crescentino è successo a sei mesi dalle elezioni con motivazioni ben precise e con interessi ben più ampi, il peso di un’amministrazione di Crescentino è ben diverso dal peso di Lamporo .. ed ecco forse perché la motivazione della fusione è molto plausibile, D’altronde, l’ex sindaco di Lamporo e il sindaco di Crescentino sono molto vicini, hanno Contatti giornalieri, chi lo Sa che non avessero già preso accordi…

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    2. Anche a Lamporo a 6 mesi dalle elezioni

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    3. Peccato che sarebbero dovute essere nel 2027, perché si parla tanto per parlare ?

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  6. Se la motivazione fosse l'unione non era il caso di farlo decadere, era sufficiente votare contro al momento della eventuale proposta.

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  7. Con queste dimissioni a qualcuno, si sono rotte le uova nel paniere che sia per fusioni o che sia per comunità energetiche…

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  8. La cosa è molto più semplice. Qualcuno vuole fare il dindaco e ci riuscirà perché in un piccolo paese bastano alcuni parenti ed alcuni amici e vinci elezioni. Inoltre Preti è un accentratore e quindi inviso a qualcuno.

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  9. Se si accorpasse con Crescentino, Lamporo non avrebbe più luci.

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