FOTO CONCESSE DA MARINELLA VENEGONI
RIPUBBLICO DALLA STAMPA ON LINE :
“Pensando a Mimmo si può dire che la nostra vita è una sintesi instabile tra la realtà e il sogno”. Don Luigi Ciotti ha raccontato il sogno pieno di concretezza di Mimmo Càndito di diventare giornalista “per capire e aiutare gli altri a capire”.
“Era un sognatore - ha detto don Ciotti a proposito dello storico reporter di guerra de La Stampa morto un anno fa, il 3 marzo 2018 – e come tutti i sognatori era molto realista”. La lezione di Mimmo è che “per raccontare la guerra, ma anche tutti i problemi della gente, l’unico modo è andarci davvero, entrare nelle speranze e nelle fragilità delle persone. Per lui non c’era un’etica nella professione, ma c’era l’etica come professione: le parole sono sempre azioni, e dunque sono responsabilità. Mimmo qui oggi lo rendiamo vivo. Dio non ci
chiederà se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili: e Mimmo certamente lo è stato”.
Amici, colleghi, allievi hanno affollato le sale del Circolo della Stampa per ricordare Mimmo e annunciare il premio a sua memoria che aiuterà progetti giornalistici a realizzarsi concretamente. C’erano la moglie, la giornalista de La Stampa Marinella Venegoni, Gian Giacomo Migone, Bruno Gambarotta, il presidente dell’ordine dei giornalisti Alberto Sinigaglia, il segretario della Subalpina, sindacato dei giornalisti, Stefano Tallia. Aneddoti, ricordi e riflessioni hanno accompagnato l’incontro. Marina Lomunno, giornalista del settimanale diocesano La voce e il tempo, ha raccontato Mimmo come suo relatore di tesi all’Università, dispensatore di consigli e fonte d’ispirazione.
Non sono stati taciuti i momenti difficili e di coraggio, che videro Candito in rotta con l’allora direttore de La Stampa sulla strage di Sabra e Shatila, nell’episodio ricordato da Roberto Franchini, allora capo di Mimmo. Il medico Leo Alati ha sostenuto che la morte per tumore di Mimmo sia da considerare una morte sul lavoro, perché molto probabilmente il tumore è collegato all’uranio impoverito e al petrolio bruciato del Kuwait con cui è venuto in contatto durante i conflitti che ha seguito in giro per il mondo.


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