domenica 21 giugno 2015

I CIRCOLI DEL PD ROMANI SONO DANNOSI?

1 - Barca: "27 circoli del Pd romano su 110 sono dannosi"
Di Luca Romano

2 - Quella tendenza ad eleggere sempre i peggiori
Di Fabrizio Boschi


1 - Barca: "27 circoli del Pd romano su 110 sono dannosi"
Da circoli virtuosi a circoli viziosi. E soprattutto dannosi. Il Partito Democratico romano è alla deriva. Sono 27 i circoli del Pd romano, su 110, ritenuti dannosi dalla relazione elaborata dal team diretto dall’ex ministro Fabrizio Barca. In particolare, come evidenzia la relazione, si tratta di circoli "in cui prevalgono interessi particolari che sovrastano o annullano gli interessi generali o sono arena scontro di poteri".

Un circolo su 4, dunque, rischia di chiudere i battenti in seguito al dossier stilato dal team di Barca.
"Il Circolo è dannoso perché blocca il confronto sui contenuti - afferma Barca durante la presentazione del dossier alla festa dell’Unità di Roma - premia la fedeltà di filiera, emargina gli innovatori".
La mappatura del team guidato dall’ex ministro Barca ha identificato altre 5 tipologie di circolo, oltre a quello "dannoso". I più "virtuosi" sono i cosiddetti circoli-progetto.

Si tratta di 9 strutture in cui "gli interessi generali dei cittadini vengono privilegiati rispetto agli interessi particolari e sono perseguiti costruendo progetti che coinvolgano i cittadini nella loro attuazione". Ventotto sono invece i circoli "ponte fra società e stato", che mobilitano i cittadini "ed incalzano l’amministrazione". Sono 25 i circoli "di identità" caratterizzati da "iniziative rivolte all’esterno su temi prevalentemente di interesse nazionale".

I circoli meno "affidabili" sono invece 19, 17 cosiddetti "di inerzia" e 2 invece definiti "presidio chiuso". Si tratta, in quest’ultimo caso, di "circoli segnati da forte degrado sociale ed istituzionale".

COMMENTI DAL WEB

Runasimi
Valutazione troppo ottimistica. Considerando l'appoggio di tutti questi circoli al governo fantoccio messo su da un loro amico comunista tutti questi circoli sono dannosi al paese.

wilegio
Che terrificante notizia! Vorrà dire che sarò costretto a non frequentare più le cellule... pardon, i circoli del pd. Peccato: ci stavo così bene! E adesso dove vado? Vorrà dire che cercherò la più vicina casa del popolo e mi accaserò lì.

pastello
Circoli segnati da forte degrado sociale ed istituzionale. In parole povere?

thunder
Perche' qualcuno aveva dubbi?

marco peroni
hanno sempre rubato , parassiti della societa' che l inferno vi bruci per l' eternita'.

BRACCOstufo
Bè.. non è certo una novità!! da sempre i circoli ARCI, in particolare, sono una branchia asservita da sempre al PCI poi DS. adesso PD, del resto sono stati creati da questo partito. io stesso sono stato presidente di un circolo ARCI all'epoca un tugurio per pochi bolscevichi nostalgici, fino a portarlo a diventare una struttura al servizio dei cittadini del paese tutto (associazioni cattoliche comprese). ma i BOLSCEVICHI si sentivano offesi da questo. è stata una fatica immane!!

Le contraddizioni ovunque. l'ultima in ordine di tempo è stato quando in una stanza si facevano le assicurazioni ai cacciatori, e in quella accanto si raccoglievano firme per il referendum contro la caccia!! strutture solo per far soldi a favore del PD agevolate da un regime fiscale prticolare. da chiudere!!

tomari
Solo i circoli? Tutto il PD è INFETTO!

2 - Quella tendenza ad eleggere sempre i peggiori
C’è un aspetto delle elezioni che resta avvolto nel mistero. Come facciano i cittadini a scegliere sempre il candidato peggiore è davvero un enigma. Se c’è un indagato, un losco individuo, un personaggio lambito da inchieste o condannato, stai pur certo che questo prima o dopo si ritroverà a fare l’assessore o il sindaco. Deve essere una specie di perversa legge del contrappasso. La pena che colpisce i rei (cioè i cittadini) è analoga alla loro colpa.

Una ragione ci deve pur essere se poi siamo sempre a lamentarci di come vengono amministrate (male) le nostre città e di come i politici locali si trasformino spesso in ladri e corrotti appena indossano le fasce tricolori. E il pensiero non può che andare a Roma, con lo schifo di Mafia Capitale, apice di un'altra vergogna italiana. Sono tante le città o cittadine italiane che vengono amministrate da politici che nella vita avrebbero fatto meglio a dedicarsi ad altro. Uno dei Comuni che, fra i piccoli, hanno più ha appassionato nell’ultima tornata elettorale è Viareggio, col suo strano ballottaggio.

Un comune appena uscito dal commissariamento a seguito dalla disastrosa esperienza dell’amministrazione del sindaco Pd, Leonardo Betti. Un comune che porta ancora sul groppone un buco in bilancio da 53 milioni. Ebbene, a riprova della suddetta legge del contrappasso al ballottaggio si sono ritrovati due candidati di centrosinistra, uno renziano, Luca Poletti, e uno sostenuto da liste civiche di centrosinistra, Giorgio Del Ghingaro. E fra due mali gli elettori chi avranno mai scelto?

Il male peggiore naturalmente, facendo fuori per un manciata di voti il candidato leghista Massimiliano Baldini sostenuto da Lega nord e Fratelli d’Italia (che ora annuncia ricorsi al Tar) e snobbando quello di Forza Italia, con decennale esperienza in campo amministrativo e che tanto si è speso per la città del Carnevale, Alessandro Santini. Tutto secondo logica insomma. La logica del menga. Del Ghingaro, già sindaco Pd di Capannori dal 2004 al 2014, ora si ritrova dunque a dover amministrare Viareggio.

Lucchese, di professione tributarista e revisore contabile, è un uomo di estrazione Pd, partito per il quale è stato indicato a lungo come possibile candidato per le Regionali, ma che alla fine ha scelto di presentarsi per la poltrona di primo cittadino della Perla del Tirreno, con un movimento civico (che godeva però dell’appoggio della senatrice dem Manuela Granaiola e di alcuni ex esponenti dell’amministrazione Betti) in contrapposizione proprio al Partito democratico renziano. Misteri della Ditta.

Nel programma di Del Ghingaro spiccano il progetto del porta a porta totale dei rifiuti con l’obiettivo dei “rifiuti zero”, uno dei suoi cavalli di battaglia durante i due mandati a Capannori. A proposito di Capannori. Normalità

imporrebbe che Del Ghingaro abbia vinto questa sfida sulla costa versiliese in virtù dei meriti raggiunti sul campo proprio a Capannori in quei dieci anni. Neppure per sogno. Sono i documenti e le sentenze a parlare. Nel febbraio 2012 Del Ghingaro e altri 12 tra amministratori e funzionari del Comune di Capannori vennero condannati a risarcire alle casse comunali 94.273 euro, più 9.292 euro di spese legali.

Del Ghingaro dovette risarcire 35.352 euro. Soldi che sono stati obbligati a pagare di tasca propria, con quote individuali molto diverse, per il danno erariale causato al Comune con i loro atti amministrativi che la Corte ha giudicato irregolari. Le cifre vennero anche notevolmente ridotte rispetto alle originarie contestazioni della Procura contabile, che chiedeva una condanna a un milione di euro. Ma il «danno erariale accertato» dai giudici contabili resta. Insomma, la persona giusta per amministrare una città con mille problemi e un dissesto di 53 milioni di euro.

Un altro aspetto interessante dell’amministrazione Del Ghingaro a Capannori riguardò il capo di gabinetto Valter Alberici. Nello specifico la procura contestò l’incarico di Alberici nel luglio 2004, ma anche altri sette incarichi, suddivisi tra ufficio stampa e staff del sindaco. Secondo i giudici il fatto che l’incarico a Alberici fosse “di carattere fiduciario non prescinde da una oggettiva valutazione del curriculum vitae del soggetto in osservanza del fondamentale principio di trasparenza che deve connotare l’attività dell’amministrazione”.

In particolare la Corte dei Conti sottolineò come Alberici non fosse laureato al momento dell’incarico. E anche dopo essersi laureato nel 2009 “la sezione ha ravvisato comunque il danno erariale nella sproporzione fra la professionalità complessiva del designato e il trattamento onnicomprensivo a lui attribuito”. Insomma una serie di pasticci, e di reati, uno di seguito all’altro. E per questo Del Ghingaro si è meritato un’altra poltrona da sindaco in una delle città più delicate della Toscana.

“Inosservanza dei limiti previsti per la spesa del personale, erronea applicazione della disciplina per l’affidamento di incarichi dirigenziali a termine, irregolarità nell’attribuzione di emolumenti al segretario comunale di Capannori: è questa la competenza di cui parla Del Ghingaro?”. Alessandro Santini cita alla lettera la relazione del ministero dell’Economia e delle Finanze sulle verifiche contabili eseguite al Comune di Capannori durante i due mandati di Del Ghingaro, con specifico riferimento agli anni 2006 e 2009.

Il documento, datato gennaio 2014, segue a una prima nota dell’ispettorato ministeriale (dicembre 2012) e alla successiva risposta del Comune capannorese, nell’agosto 2013: “L’ispettorato – dice Santini documento alla mano – parla di gravi irregolarità emerse in materia di spesa del personale relative all’anno 2006; di mancata produzione degli atti, da parte del Comune, utili a giustificare incentivi riconosciuti ai dirigenti; di “assenza di procedure selettive” per l’affidamento di incarichi dirigenziali a tempo determinato”. Il ministero rimetteva “all’autonoma iniziativa del Comune l’adozione delle misure necessarie a definire le questioni sospese”.

Sarebbe questo il cambiamento, la competenza che propone Del Ghingaro? E’ questa l'esperienza che vorrebbe importare a Viareggio e Torre del Lago Puccini? Ma non è tutto. Alberici, fra giugno 2012 e maggio 2013, quando era in servizio al Comune di Capannori, con l’autorizzazione del sindaco Del Ghingaro, ha fatto passare in giunta determine di finanziamento ad una società di pubblicità e comunicazione per oltre 100mila euro, la Anteprimaadv con sede a Lucca (www.anteprimaadv.com).

Ebbene il nome e la foto di Valter Alberici, appare sotto la voce marketing. Non si sa bene se il suo ingresso nella società di comunicazione sia contestuale o posteriore alla fine dell’incarico amministrativo di Del Ghingaro a Capannori. Divertente comunque che la Anteprimaadv si definisca “Un gruppo di giovani professionisti, cresciuti in realtà internazionali, molto diversi tra loro. Ognuno con le proprie competenze e precisi skill. Ogni giorno, su ogni progetto, questo gruppo lavora per te”.

Ad occhio e croce Alberici ha superato la settantina buona. Una strana concezione di gioventù. Questo amministratore dalle sette vite come i gatti, adesso è assessore a Viareggio. L’unico che Del Ghingaro si è preoccupato di nominare a tempo di record, prima di tutti gli altri. Chissà perché.

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